Macellazione rituale

 Posted by on 11 giugno 2012  Add comments
Giu 112012
 

In Gran Bre­ta­gna si di­scu­te se ban­di­re la ma­cel­la­zio­ne ri­tua­le pra­ti­ca­ta da isla­mi­ci ed ebrei. L’argomento è stato riportato in di­scus­sio­ne alla House of Commons da un deputato conservatore che ha definito “inac­cet­ta­bi­li” le deroghe previste a questo scopo a leggi altrimenti va­li­de per tut­ti. La religione ebraica e quella musulmana prevedono infatti che la carne, per potere essere consumata, provenga da un animale macellato secondo alcune regole. Queste ultime, anticamente, garantivano il rispetto di fondamentali precauzioni igieniche e sono per questo caratteristiche nei paesi caldi mentre oggi hanno perso la loro funzione cristallizzandosi in forme rituali.

Se­con­do la nor­ma­ti­va europea gli ani­ma­li da ma­cel­lo van­no stor­di­ti pri­ma di es­se­re ab­bat­tu­ti, ma in molti paesi sono am­mes­se ec­ce­zio­ni per la ma­cel­la­zio­ne in li­nea con i det­ta­mi ha­lal e ko­sher.  Il rispetto delle regole religiose implica però un incremento della sofferenza dell’animale che viene immobilizzato e ucciso senza essere preventivamente stordito.

Il cuore del problema risiede nella compatibilità tra il diritto di libertà religiosa e il rispetto degli animali che distingue (o dovrebbe distinguere) le società occidentali. Nella nostra cultura tale sensibilità è alla base delle norme sulla macellazione e chiaramente orienta la legge nel risparmiare agli animali inutili sofferenze. Nonostante la pressione delle associazioni animaliste però, la proposta di regolamento del Consiglio dell’Unione europea, attualmente in fase di approvazione, ribadisce l’importanza di tenere in considerazione le esigenze particolari di certi riti religiosi già contenuta nella Direttiva vigente e secondo la quale gli stati membri possono concedere una deroga per consentire la macellazione rituale.

Qualunque deroga alla legge che abbia una motivazione religiosa si trova però, istantaneamente, al centro di un dibattito complesso.

Da un lato esiste, oltre alla crudeltà per sé, il rischio concreto che tale deroga venga distorta a fini commerciali come, ad esempio, nel caso olandese ove molti mat­ta­toi sta­reb­be­ro ap­pro­fit­tan­do del­le esen­zio­ni re­li­gio­se per risparmiare.
D’altro canto anche il concetto di laicità viene messo alla prova se lo intendiamo in un’accezione ampia ovvero strettamente legato a quello della pari dignità delle diverse posizioni culturali e religiose. Nel nostro Paese, per fornire un elemento di riflessione, l’unico partito ad aver mai contrastato la regolamentazione che consente la macellazione rituale è la Lega Nord.

In questo caso, la libertà di culto sconfina e si accavalla sulle leggi dello Stato e un orientamento laico sembrerebbe esprimersi meglio nell’autorizzare comportamenti – che quello stesso Stato –  impedisce perché crudeli.
Se invece pretendiamo che non siano scavalcati i valori della cultura occidentale, decidiamo di etichettare come “crudele” un elemento di una cultura che ci è estranea, senza concepire quella “crudeltà” all’interno del nostro sistema di valori.

La tensione tra libertà di culto e laicità è sensibile. Eppure crediamo che debba arrivare un momento in cui uno Stato che si professi laico – uno Stato ideale – decida anche di imporre ai suoi cittadini  il rispetto dei suoi valori. Che questo sia un gesto laico o meno è opinabile, ma forse non è più questo il quesito centrale da porsi.

(” Macellazione rituale: la legge del più forte? ” di Virginia Romano per Cronache Laiche)

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