Lug 282012
 

L’estate è periodo di uscite di epic-fantasy-comic movie. Luglio è iniziato con il nuovo Spider Man, agosto finirà con l’ultimo Batman. In mezzo, un insieme di guerra di secessione rivista in salsa vampiri, ricerche del Graal, e doppio Biancaneve. E’ in questo clima che sono andato a recuperare un film che nel 2004 si caratterizzò come caso cinematografico dell’anno (visto anche il basso budget), punto di partenza di una (delle ormai abusate) trilogia di cui si sono perse le tracce nei meandri del mercato cinematografico russo: I guardiani della notte, ennesima rilettura dello scontro fra le forze del bene e le forze del male, targato Timur Bekmambetov, che con questo doppio lavoro di sceneggiatura (in coppia con Laeta Kalogridis, trasposizione del racconto di Sergey Lukyanenko) e regia si fece notare da Hollywood, venendo quindi successivamente chiamato per dirigere Wanted (film che mai mi obbligherò a vedere) e appunto l’odierno La leggenda del cacciatore di vampiri, e forse perdendo la voglia di continuare a scrivere la propria saga, visto anche l’andazzo preso nel secondo film (molto paragonabile a quel poco che mi sono concesso di Wanted).

Bene e male, dopo anni passati a suonarsele di santa ragione, scendono a patti. Una non belligeranza dove i buoni sono chiamati a fare da guardiani al mondo della notte e i cattivi a quello del giorno, in modo tale da impacchettare qualsiasi persona provi ad infrangere il patto ed ad alterare l’equilibrio raggiunto.

La nostra storia comincia al momento del concepimento di un nuovo individuo, capace di alterare la tregua raggiunta; una sorta di eletto, in grado di porre fine all’eterno scontro a favore della fazione che riuscirà ad accaparrarsi i suoi favori e la sua fede (un bambino, non un mercenario).

Al contrario del secondo episodio, in I guardiani della notte, sebbene sia un epic-fantasy movie, gli effetti speciali della computer grafica sono altamente centellinati; c’è un camion che schizza ad alta velocità in mezzo al traffico di Mosca (ricorda un po’ Harry Potter), guardiani che all’occorenza si tramutano in feroci fiere, uccelli aggiunti qua e là, ma per il resto sembra di ritornare indietro nel tempo, agli anni Settanta, alla prima saga di Guerre Stellari; l’unica arma in mano ai guardiani della notte (vestiti un po’ da Ghostbuster, un po’ da Matrix, in realtà semplici tecnici dell’azienda elettrica) per sconfiggere i cattivi sbandati è una torcia, una semplice torcia. Il protagonista è un padre, cornuto, arruolato controvoglia nelle forze del bene, che cerca in tutti i modi, e sbagliando tutto il possibile, di indirizzare il figlio sulla via della luce (quindi dei guardiani della notte), senza riuscirci.

Il tutto è condito da un’atmosfera tamarro-tecnometalpulp di puro stampo russo, molto tamarro e poco pulp, che porta il cattivo ad estrarre la spada direttamente dalla propria spina dorsale (che gusto!); una storia di cui probabilmente si conoscerà la fine solo a livello letterario, ma un interessante esperimento che dimostra come i buoni film escano quando ci sono grossi paletti e ottime idee per aggirarli.

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