Lug 062012
 

Sembrava risolta la polemica tra Stato e Chiesa sul pagamento dell’Imu sugli immobili di proprietà di enti religiosi. Invece, la questione, come era prevedibile, oggi si riaffaccia. Se i luoghi di culto continuano a rimanere esenti, tutti gli immobili che hanno finalità commerciali anche se non esclusive sono soggetti all’Imu. Ma le scuole cattoliche?

Il governo non aveva mai espressamente chiarito la questione e così oggi molti di questi istituti si rifiutano di pagare questa tassa. Eppure le scuole private laiche già la pagano. Quale, quindi, la differenza tra le due realtà? L’interpretazione predominante da parte degli istituti religiosi riguarda un punto centrale: lo scopo di lucro. Le scuole religiose, infatti, non si ritengono enti no profit. Tuttavia, parte delle rette serve al sostentamento di collegi di religiosi e al pagamento di stipendi di insegnanti esterni. Si tratta o no di attività commerciale?

Sul piede di guerra le famiglie. “Chiediamo che le scuole paritarie, in quanto enti non profit, non debbano pagare l’Imu”, dichiara Roberto Gontero, presidente dell’Agesc, Associazione dei genitori delle scuole cattoliche. “In questi giorni stanno arrivando una serie di cartelle esattoriali Imu alle scuole paritarie. Eppure il presidente del Consiglio non più tardi di due mesi fa aveva garantito che non avrebbero dovuto pagare l’imposta”. Tuttavia, Monti aveva spiegato che le scuole cattoliche avrebbero pagato l’Imu se considerate enti commerciali.

Ora il timore è che il pagamento dell’Imu da parte di queste scuole abbia l’effetto di far lievitare le rette. “Siamo davanti a una grave situazione di incertezza – spiega il presidente dell’Agesc – e molti genitori si trovano nella condizione di non sapere se il figlio porterà a termine il ciclo scolastico nella stessa scuola dove l’ha iniziato”.

(fonte: Diritto di Critica)

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