Lug 182012
 

Pedofilia. Per la Chiesa questa parola ha rappresentato negli ultimi anni una vera e propria dannazione. Così, ora, in Vaticano sembra si voglia far sul serio. Per recuperare credibilità c’ bisogno del pugno di ferro. Per questo il Sant’Uffizio (oggi Congregazione per la dottrina della Fede) ha bocciato – anche se non in via ufficiale – le norme proposte dalla Cei: “poco incisive”.

Quello che non piace al Vaticano è la parte che norma i rapporti tra clero e autorità civili. Infatti, secondo le norme della Cei, non ci sarebbe, in caso di sospetto caso di pedofilia, alcun obbligo di denuncia alla magistratura italiana. Con il rischio, quindi, che una confidenza rimanga tale. “I vescovi sono esonerati dall’obbligo di deporre o di esibire documenti in merito a quanto conosciuto per ragioni del loro ministero”, si legge nel documento della Cei. “Non avendo il vescovo nell’ordinamento italiano la qualifica di pubblico ufficiale, non ha l’obbligo giuridico di denunciare all’autorità giudiziaria statuale notizie in merito a fatti illeciti”, riguardanti abusi sessuali di chierici nei confronti di minori.

La Cei si difese preventivamente al momento dell’approvazione per bocca del segretario Mariano Crociata il 21 maggio scorso quando l’Assemblea generale approvò il documento: “Non risulta nessuna obbligatorietà in quanto la stessa legge italiana non lo prevede”, spiegò l’alto prelato. Quindi perché inserire questa norma?

“Norme poco rigorose”. Di avviso decisamente contrario è monsignor Charles Scicluna, “promotore di giustizia” del Sant’Uffizio. Infatti, nonostante vengano introdotte da parte della Cei norme più rigorose, come l’obbligatorietà e immediatezza delle indagini interne su religiosi sospettati di pedofilia o violenze sessuali sui minori, nel loro complesso risultarono da subito meno rigorose rispetto a quelle già in vigore in Francia e Gran Bretagna, dove vige un obbligo di comunicazione alla Magistratura dell’apertura di un’inchiesta interna. “Per la Santa Sede queste linee guida non sono state ancora vagliate e approvate”. Come dire: “non è quello che il Vaticano e i fedeli si aspettano”. D’altronde le linee guida della Cei si discostano decisamente dalla lettera inviata dal Sant’Uffizio il 3 maggio 2011: “l’abuso sessuale di minori non è solo un delitto canonico, ma anche un crimine. È importante cooperare con le autorità civili”.

(fonte: Diritto di Critica)

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