Lug 082012
 

Sopravvissuta al Terminal Uno dell’aeroporto di Pechino (quello che vedi in TV, tecnologico, internazionale e moderno è il Tre, l’uno e il due sono quelli in cui il tempo si è fermato, e dove finisci se viaggi molto low cost) riesco a imbarcarmi sul volo per Kunming.

A Kunming, brulicante capoluogo dello Yunnan, avviene il mio simbolico “ritorno a casa” nella Cina che avevo lasciato tanti anni prima. Ritrovo tutto uguale, solo tutto più computerizzato. Di sicuro è immutata la mia incapacità di orientarmi in spazi urbani che sembrano disegnati col copia-incolla. Lungo le strade, anche i negozi più prestigiosi sembrano soltanto giganteschi chioschi messi lì con la saracinesca tirata su. Al “chiosco” di China Telecom provo ad acquistare una sim-card per telefonare a casa. Scopro che puoi comprarti il numero telefonico che più ti piace. C’è un lungo elenco di numeri, e ognuno ha un prezzo differente, in ossequio all’ossessione che i cinesi hanno per la simbologia numerica. Ne deriva che più i numeri contengono cifre considerate di buon auspicio, più sono costosi. Ne trovo uno che contiene la mia data di nascita. Mi pare fantastico e lo voglio assolutamente. Ci rimango malissimo quando lo me lo danno gratis, è uno di quelli che secondo loro non vale niente.

Kunming è anche il luogo in cui l’intero staff del documentario si ricongiunge. E’ un’armata di dilettanti, eterogenea, buffa e scalcagnata. E meno male che non diamo nell’occhio, perché qui nessuno ha chiesto il permesso alle autorità cinesi di girare alcunché, e magari se ti scoprono si arrabbiano. Dopo una notte al mitico hotel Camellia (con due elle) e una cena innaffiata da birra rigorosamente fuori frigo perché i cinesi non bevono roba fredda, partiamo finalmente per Lijiang, viaggiando con una compagnia aerea dal nome a dir poco pomposo: Lucky Air.

Da Lijiang,  descritta come “la Venezia cinese” per via dei canali che la percorrono,  parte la superstrada che ci porterà, finalmente, a Luguhu, il lago Lugu. Ci tratteniamo in città per qualche giorno, e incontriamo Najin e Akae Dama, le due donne Moso che hanno recentemente visitato l’Italia e hanno accettato di apparire nel documentario. Sono due donne bellissime e moderne, che non si separano mai dal loro iPhone (il modello taroccato tanto diffuso in Cina). Akae Dama in particolare è strepitosa: arriva vestita con un completo leopardato, i tacchi alti e la borsetta di marca. Le mani sono perfettamente curate, le unghie lunghissime e sintetiche, laccate di scuro con la sommità tempestata di brillantini. Ceniamo la prima sera nel ristorante di Najin e per noi le donne indossano i costumi tradizionali e ci cantano una canzone: sembra si siano accorte che siamo a caccia di folklore locale e non ci vogliono deludere. Si lasciano filmare docilmente e io mi rendo conto che le stiamo fotografando come animaletti allo zoo.

Al Viaggio con i Moso dedichiamo un’intera sezione raggiungibile dal tab Moso del menu.

(immagine: Minitrue Blog Archive)

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