Lug 122012
 

La notte è calda, fuori brilla una luna pazzesca. All’interno l’atmosfera è fumosa, le luci soffuse, la musica in sottofondo. Se fosse un film, il protagonista avrebbe la faccia di un Michael Caine da giovane nei panni di un colonnello britannico in un bordello di Hong Kong. Siamo invece al Namu’s Bar. Per la precisione, il nome completo è Namu’s One Room Hotel. Ed è meglio non interrogarsi sulla vocazione di questa unica stanza da letto che incombe al piano di sopra. L’arredamento è un ibrido moso-tibetano, sul palco un giovane dall’aria sperduta canta languide canzoni d’amore mentre gli avventori distesi sui cuscini si passano narghilè pieni di non so cosa. Camerieri ancheggianti servono fiumi di vino dall’improbabile etichetta “Lady Gaga”. Quando l’atmosfera si fa torrida, ci sorprendiamo intenti a ballare danze etniche tutti insieme. La sceneggiatura del documentario non prevedeva affatto questa sosta serale, ma la parte maschile del gruppo faceva il tifo. E ci credo:  la padrona di casa è Namu, fascinosa cinquantenne con uno spiccato senso degli affari.

Il suo nome completo è Yang Erche Namu, autrice, insieme a Christine Mathieu dell’ormai noto Il Paese delle Donne. Namu è una donna coraggiosa e determinata. Dopo un’infanzia poverissima è fuggita dal villaggio per cercare fortuna fuori dalla realtà Moso, di cui ha consapevolmente saccheggiato tutti gli stereotipi utilizzandoli a proprio vantaggio. Dotata di una voce straordinaria, si è fatta strada attraverso concorsi canori fino a diventare molto popolare in Cina. Bella e spregiudicata ha lavorato come modella e intrattenitrice televisiva. Ha scritto miriadi di libri su un unico argomento: se stessa. Ha viaggiato il mondo, ha avuto (o millantato) relazioni con uomini importantissimi. Ha vissuto in America, in Italia, in Francia. La sua casa e il suo Namu’s Bar sono musei di se stessa, dove conserva i suoi cimeli e ogni singolo articolo di giornale che parli di lei. Da uno di questi ritagli apprendo che durante un suo viaggio in Italia un entusiastico sindaco locale l’ha proclamata Ambasciatrice di Pompei in Cina. Niente meno!!!

Namu non è molto amata presso i Moso perché il suo atteggiamento è ambivalente e rifiuta il ruolo di rappresentate di una realtà che per lei è stantia e moribonda. Nella sua visione la cultura Moso deve essere superata, quasi calpestata: bisogna salirci sopra coi piedi per arrivare più in alto. Come Nerone, canta con amore la sua Roma proprio nell’istante in cui la incenerisce. E’ inafferrabile: chiaccheriamo con lei due volte e per due volte le sue dichiarazioni sono opposte e contradditorie, quasi a voler affermare la sua indipendenza nei confronti di intervistatori e giornalisti, che manovra spudoratamente per i propri fini.

Ma di sicuro è una donna simpatica. Per visitare il suo locale la gente viene da ogni parte della Cina. Devi essere più che benestante, perché il pacchetto completo è costoso. Tu infatti prenoti il tavolo con lei dentro. Lei passerà con te la serata o il tempo pattuito. Ti verserà il vino e ti offrirà tocchetti di formaggio. Parlerà con te e sarà brillante, ti ascolterà e fingerà che le tue boiate siano la cosa più interessante mai pronunciata da labbra umane. In tuo onore sceglie anche la musica: con raccapriccio al nostro arrivo ci accorgiamo che per noi la musica cinese era stata sostituita dalla compilation di Al Bano in omaggio all’italianità. A termine serata il tripudio: salirà sul palco e canterà solo per te! (guarda il video). Il pacchetto comprende due canzoni, se ne vuoi di più paghi un extra. Sul divanetto due donne amoreggiano, non si sa se davvero o per scena. E’ tempo di salutarsi. Namu mi prende le mani e mi sussura “don’t go”: forse un’allusione sessuale, o forse siamo tutti un po’ sbronzi. Per star sul sicuro mi affretto a uscire nella notte. Ma uno del nostro gruppo sceglierà di restare oltre l’orario.

Quando la mattina dopo ci arriva il conto della serata – l’esorbitante equivalente di 450 euro, che in Cina è una follia – resta aleggiante il dubbio che in quella cifra fosse compreso un passaggio privato nella One Room. Saldiamo con i fondi raccolti per il documentario: in fondo anche questa è cultura. Maschilista.

Al Viaggio con i Moso dedichiamo un’intera sezione raggiungibile dal tab Moso del menu.

(immagine e video: Minitrue Blog Archive )

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