Lug 172012
 

La strada che conduce al Lugu Lake è lunga e tortuosa. Parte da Lijiang e arriva a Luoshui in un crescendo di panorami mozzafiato lungo un fiume giallo-melma che però si chiama Fiume Azzurro (guarda video). Di azzurro, di sicuro, c’è il cielo. Limpido e benedetto. Lo apprezzi soprattutto perché te lo eri dimenticato, dentro alla cappa di smog che affoga ormai la Cina intera.Nell’avvicinarsi al Lago ti viene la certezza di essere tristemente privilegiata: quello che vedrai cesserà di esistere nello spazio di una stagione. Fra pochi mesi (2012-2013) inizierà la costruzione dell’aeroporto che collegherà Luoshui al resto della Cina.

Nei secoli passati il luogo era rimasto relativamente incontaminato grazie alla sua posizione isolata. Poi sono arrivate le strade asfaltate. Oggi sono attive due superstrade, quella che sto percorrendo ora e che rende il Lago accessibile da Lijiang in sole quattro ore, e quella che dalla lontana Chengdu permette agli abitanti del Sichuan di raggiungere il Lago in meno di una giornata. Non occorre essere una veggente per prevedere il futuro, e già ti si spezza il cuore al pensiero: nelle pianure Yunnan-Sichuan milioni di cinesi ormai danarosi agonizzano ogni anno da maggio in poi sotto temperature di quaranta gradi, l’aria irrespirabile per l’inquinamento, il cielo dal perenne riverbero grigio-acciaio, lo spazio vitale azzerato dalla densità di popolazione che cresce a ritmi da film dell’orrore. Per contro, la grancassa turistica ti propaganda il “Magico Paese dei Moso”, distante pochi passi, duemilasettecento metri di altitudine azzurra e pulita e fresca, alberghi nuovi di zecca che aspettano solo te, donne bellissime e maschi aitanti…..  i Cinesi-Han accorrono, i Cinesi-Moso accolgono…..come a tutte le latitudini, è solo questione di denaro sonante…..

Il destino del paese-Moso è segnato, e forse è stupido e presuntuoso da parte nostra lamentarsene. Noi occidentali per primi abbiamo dilapidato le nostre risorse naturali e culturali, che diritto abbiamo ora di viaggiare il mondo e far prediche agli altri? Ma sono stata fortunata abbastanza da aver vissuto il mio “momento mistico” e voglio raccontarlo.

L’ultimo tratto di strada prima del Lago è impervio e tortuoso. Ti sembra di essere incastrata in un budello che non finisce più, e già ti senti male perché temi di morire li. Poi arrivi in prossimità del lago, e da lontano ti pare di vedere la luce alla fine del tunnel: la strada finisce di colpo dentro la vallata, ed è come essere sputati fuori dal buio e partoriti di nuovo, nella luce, nell’ossigeno, nella bellezza. Sono passata dalla Cina Han alla Cina Moso, e per un attimo mi è parso di essere in paradiso.

Il miracolo però dura poco (è forse destino di tutti i miracoli, quello di essere effimeri?). Alla fine del mio utero immaginario, i miei sogni si infrangono contro un portale turistico – fintissimo – con la scritta “Benvenuti nel Paese delle Donne”. Pochi metri dopo, un bigliettaio (uomo) ti chiede il pagamento della tassa di soggiorno e in cambio ti rilascia un finto passaporto turistico che ti dichiara ”cittadino del Paese delle Donne”. Dentro ci sono la mappa dei luoghi e gli indirizzi utili. Io non posso fare a meno di ricordarmi – e con orrore – che un passaporto simile mi fu regalato, da ragazzina, al mio primo viaggio in America all’entrata di Disneyland, un passaporto che sfoggiavo con orgoglio e che mi rendeva cittadina onoraria di Paperopoli.

Benvenuti nel Paese delle Donne?

Al Viaggio con i Moso dedichiamo un’intera sezione raggiungibile dal tab Moso del menu.

(immagine e video: Minitrue Blog Archive)

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