Ago 252012
 

In tutte le famiglie, quando c’è un personaggio famoso, da qualche parte c’è sempre un fratello “scemo” o comunque “scarso”. In Italia abbiamo Gian Marco e Massimo Moratti, Silvio e Paolo Berlusconi, John e Lapo Elkann; nello sport, casi recenti, Andy e Frank Schleck, Kakà e Digao (poca diga e molto “hao”). Ridley aveva Tony, un fratello portatosi dietro dall’Inghilterra più settentrionale e dalla pubblicità, e messo, come si fa sempre in questi casi, a giocare con le macchine di seconda mano o con oggetti impossibili da distruggere (ovviamente non è andata così).

La storia del Cinema lo ricorderà come “quello che ha diretto Top Gun”, film finalizzato e voluto dalla marina per rilanciare la propria immagine nei giovani dopo aver toccato il fondo con il numero di arruolamenti.

Col tempo Tony Scott si era scavato una nicchia nelle uscite cinematografiche annuali; non era il regista che da qualche parte chissà dove aveva scovato una sceneggiatura; era un regista a chiamata. La sua carriera la si può tranquillamente dividere in due tronconi e purtroppo l’ultima parte è facilmente targabile con una serie di film “cagata pazzesca”, che scegli di vedere in quanto consapevole dell’immane cavolata. Un mondo dove ultimamente aveva trovato rifugio Denzel Washington (attore feticcio di Tony), dopo essersi sciroccato il cervello per essere stato il primo nero a vincere un’Oscar.

Tony Scott era una sorta di Michael Bay dei poveri, svezzato dalla coppia Don Simpson-Jerry Bruckheimer (quando Bruckheimer non era ancora Bruckheimer), blockbuster ma col budget bloccato e “uscite” con poca fanfara.

Io però voglio ricordare Tony Scott per la prima parte della sua carriera (Spy Game come sparti acque). Gli F14 che decollano dalla portaerei sono immagini ben nitide nella mente di molti, anche se a volte offuscate e sconfusionate dalle parodie di Hot Shots!; sono un po’ “l’acqua che si chiude sulla telecamera” (Un mercoledì da leoni) degli anni ’80. Giorni di tuono (vedi foto, con Tony Scott il primo a sinistra) rimane a tutt’oggi il miglior film sulle corse automobilistiche mai girato (e in confronto agli altri film del genere diventa una vera opera d’arte, aspettando il nuovo di Ron Howard su Niki Lauda); Allarme rosso trasuda testosterone da ogni poro sudato dei suoi protagonisti che si ammutinano, si contro-ammutinano e si contro-contro-ammutinano nei tre metri quadri di un sommergibile sulle note elettroniche di Hans Zimmer; Una vita al massimo, grazie anche alla sceneggiatura di Tarantino e al vastissimo cast di future star, è una riscoperta che in molti dovrebbero fare.

Ad oggi non sappiamo ancora perché Tony Scott abbia deciso di togliersi la vita; ci piacerebbe pensare abbia deciso di imitare Monicelli e dare un senso al proprio gesto. Certo, la seconda parte della sua carriera è un qualcosa di improponibile e giustificherebbe qualsiasi tipo di depressione, ma quegli F14…. sono quegli F14!

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