Ago 062012
 

Caro Stato italiano,

Ti scrivo per ringraziarti di aver approvato e mantenuto dal 1958 ad oggi la legge Merlin sulla prostituzione.

Mi chiamo Alessia, ho 24 anni, sono italiana e faccio la escort. Ho esordito come indossatrice sulle passerelle della moda italiana, in particolare, visto il mio fisico prestante, esibivo soprattutto capi di abbigliamento intimo.

Devo ammettere che quello delle sfilate e dei servizi fotografici l’ho sempre ritenuto un mondo dove la competizione e la slealtà erano alla base se intendevi fare carriera. No, troppo snervante per una persona come me.

Un giorno, indossando un costume da bagno e guardandomi allo specchio, mi resi conto che, da quel momento, sarei stata solo e soltanto io ad usare le potenzialità del mio corpo per guadagnare cifre da capogiro evitando tutti quei sacrifici e quelle umiliazioni che, fino ad allora, ero stata costretta a subire come prezzo per salire la china di una carriera da modella qualificata.

Oggi, sono quasi tre anni che faccio la escort e sono soddisfatta della mia “professione”. Sostanzialmente vengo ingaggiata per fare da accompagnatrice a uomini molto ricchi durante feste e serate importanti e naturalmente per passare poi, quasi sempre, la notte insieme ai miei partner occasionali.

Il mio impegno professionale si aggira intorno ad un paio di serate a settimana salvo periodi in cui la nostra compagnia è particolarmente richiesta come, ad esempio, il periodo di Natale quando i fruitori occasionali aumentano per colpa di una solitudine ed una irrequietezza da cui si sentono attanagliare.  Per ognuna di queste serate mi riconoscono all’incirca 5000 euro più eventuali “bonus”, come vestiti di alta moda o gioielli che mi vengono regalati dopo averli indossati per espresso volere del cliente.

Ed ecco che qui entri in gioco Tu, caro Stato Italiano. È Te che devo ringraziare perché attraverso la legge Merlin posso pubblicizzare la mia “professione” senza incorrere in sanzioni pecuniarie o penali e soprattutto perché non sono tenuta ad emettere alcuna ricevuta fiscale per i servizi che offro. Grazie ai proventi della mia attività ora possiedo una meravigliosa Porsche Boxter e sto per trasferirmi nella mia bellissima villa a Capri appena ristrutturata.

Tutto sommato è una gran bella vita e potrei quasi azzardarmi ad affermare che sia meglio di quando facevo la modella dato che mi capitava comunque di dovermi prestare a rapporti sessuali con uomini che avevano il potere di migliorare la mia carriera. Oggi è molto più facile e redditizio. GRAZIE di cuore, Stato italiano, è per merito Tuo se ora sono una vera imprenditrice di me stessa con la favolosa attenuante del non dover pagare alcuna tassa scevra delle responsabilità di un vero imprenditore.

Con affetto,

Alessia

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Caro Stato italiano,

Ti scrivo per ringraziarti di aver approvato e mantenuto dal 1958 ad oggi la legge Merlin sulla prostituzione.

Mi chiamo Ana, ho 24 anni, sono russa e faccio la prostituta.

Vendo il mio corpo per cercare di sopravvivere alla meno peggio, anche se mi rendo conto che la sopravvivenza goda certamente di maggiori privilegi rispetto a quelli che ho io.

Sono arrivata in Italia a 17 anni con quattro stracci, un paio di scarpe e una grandissima dose di speranza in un futuro pieno di opportunità. Ero sicura che avrei trovato condizioni di vita migliori di quelle che ho lasciato nel mio paese;  ho sempre sentito parlare di quanto si stesse bene qui in Italia. Quando sono arrivata avevo un permesso di soggiorno turistico che durava pochi mesi e poco tempo per poter trovare un lavoro il cui stipendio mi potesse permettere di far fronte anche alle spese di un affitto e ai generi di prima necessità.

Non ci sono riuscita.

Mi sono presto trovata a dormire per strada e con un permesso di soggiorno che, nel frattempo, era ovviamente scaduto.

Ecco che in breve si fece sempre piu strada la consapevolezza che vendere il mio corpo sarebbe stata l’unica reale risorsa per sopravvivere, benchè soltanto l’idea mi facesse ribrezzo.

Fu fin troppo facile: il tempo di parlare con una mia conterranea che già faceva la prostituta e in un batter di ciglia facevo già parte di un’organizzazione criminale che mi proteggeva, sfruttandomi nel peggiore dei modi e facendomi lavorare in condizioni di semi schiavitù, ma quelli erano gli estremi per lavorare in un territorio già occupato da una rete criminale impostata e radicata da tempo.

Grazie alla legge Merlin, le associazioni malavitose hanno avuto la possibilità di proliferare e gestire tranquillamente, tutto il traffico di esseri umani e della prostituzione al punto che, per una nelle mie condizioni, non esisteva alcuna alternativa alla strada e allo sfruttamento.

Se ci fossero state case chiuse avrei potuto trovare un lavoro regolare e di conseguenza mi sarebbe stato rinnovato il permesso di soggiorno; sarei stata tutelata dal punto di vista della sicurezza personale e della salute e avrei potuto contribuire a pagare le tasse al Paese che mi ospita.

Invece, appena mi hanno “reclutata”, sono stata violentata, seviziata e drogata. Il mio protettore mi ha iniettato eroina in vena rendendomi dipendente e costringendomi a prostituirmi per comprare la droga dal mio stesso “datore di lavoro” estorcendomi così, non solo l’80 percento dei miei guadagni, ma anche pretendendo i soldi per le dosi giornaliere.

Ora il mio protettore è cambiato, il precedente è stato messo a tacere per scontri interni con i grandi boss della tratta, e quello attuale mi ha almeno permesso di uscire dalla dipendenza da eroina perché, a suo dire, ai clienti non piacciono le donne sciupate. È stato difficilissimo uscire dal tunnel, ma dopo giorni e giorni in preda a terribili crisi di astinenza, ce l’ho fatta!

Oggi sono ancora costretta a prostituirmi, vivo in un monolocale di poco più di 20 metri quadrati e continuo a sperare di poter cambiare vita.

Non nascondo di aver più volte pensato di denunciare i miei aguzzini, considerato l’unico modo per uscire da questo mondo di violenza e disperazione e se fossi stata sola non avrei avuto nulla da perdere, ma ho troppa paura per mia figlia. Si, un anno e mezzo fa ho avuto una bimba, la gioia della mia vita che mi da la forza di andare avanti in questa situazione da incubo.

Certo non l’avrei tenuta se non avessi già dovuto subire sei interruzioni di gravidanza,  dopo i quali, i medici mi dissero che non avrei più potuto sopportarne altre. Il pensiero di morire senza figli mi ha obbligata a fare la scelta estrema. Che senso avrebbe avuto la mia vita senza Irina?

Ed ecco che qui entri in gioco Tu, caro Stato italiano, perchè è proprio “grazie” alla legge Merlin che, non prevedendo un luogo e un modo sicuri dove svolgere la mia attività, oggi sono schiava delle associazioni mafiose, irregolare, sfruttata e sotto la soglia della povertà senza la speranza di trovare alternative per me e un futuro per mia figlia, che appena adolescente sarà costretta a condurre la mia stessa vita.

Grazie davvero,
Ana

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