Ago 062012
 

Si fa sempre più massiccia la mobilitazione internazionale per la liberazione delle Pussy Riot. Le tre giovani musiciste russe sono questi giorni sotto processo, dopo un periodo di detenzione, e rischiano fino a sette anni di prigione per aver inscenato una protesta contro Vladimir Putin dentro la cattedrale del Santissimo Salvatore a Mosca. Una punizione esemplare invocata dal patriarca ortodosso Kirill che ha parlato di atto ‘blasfemo’. Ma che appare spropositata e mette in evidenza come in Russia, oltre all’intimidazione nei confronti di chi avversa ad ogni livello Putin, vi sia una pesante cappa di integralismo religioso sostenuta dal governo stesso.

Amnesty International ha diffuso un appello, che invitiamo a sottoscrivere, viste le condizioni vessatorie e poco cristalline in cui si sta svolgendo il processo, nonché la criminalizzazione delle imputate sulle quali grava l’accusa di “odio religioso”. Anche sul The Guardian – e altri quotidiani britannici – è stata diffusa una lettera per chiedere la liberazione delle Pussy Riot. Lettera firmata da molti musicisti di spicco – tra gli altri Alex Kapranos, Jarvis Cocker, Neil Tennant, Pete Townshend, Johnny Marr – e diffusa nel giorno in cui il presidente russo Vladimir Putin è arrivato a Londra per assistere alle gare olimpiche.

Mobilitazione dei musicisti anche in Italia. Fra i primi Elio e le Storie Tese che hanno adottato simbolicamente il nome di ‘Pistulino Riot‘ fintanto le musiciste russe non saranno liberate. Scelta che EelST hanno così motivato:

Gli Elio e le Storie Tese ammirano e sostengono le colleghe Maria Alyokhina, Nadezhda Tolokonnikova e Yekaterina Samutsevich del complesso Pussy Riot, arrestate, attualmente detenute, sottoposte ad angherie e soprusi e mandate a processo dal regime del karateka fascistone Putin per avere cantato una canzone satirica sul karateka fascistone Putin.

Il fatto che il reato loro contestato sia collegato alle pressioni delle autorità religiose non attenua – al contrario aggrava – le responsabilità e la vergogna di vertici politici e di uno Stato poliziesco degni del miglior Leonida Breznev. In qualità di musicanti che, come Maria, Nadezhda e Yekaterina, hanno spesso cantato le miserabili gesta di similari pupazzi e pupazzetti, gli EelST adottano simbolicamente il nome di battaglia di Pistulino Riot fino all’avvenuta liberazione delle colleghe.

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