Set 292012
 

Il vuoto che fa confusione. Il silenzio che rimbomba nelle orecchie, più rumoroso dei cori degli irriducibili tifosi delle curve. E quella miriade di seggiolini vuoti che risaltano all’occhio più di qualsiasi coreografia. Questo è lo spettacolo a cui, sempre più spesso, assistiamo durante gli interi week-end calcistici.

Stadi vuoti. Milan-Atalanta, stadio “Giuseppe Meazza” a San Siro; siamo soltanto alla terza giornata di campionato, ma il problema è già evidente. Tribune semivuote, riempito solo primo anello: curve smunte, silenziose, quasi depresse e deprimenti. E un botteghino che fa registrare circa 4mila spettatori in meno rispetto alla stessa partita dell’anno scorso. Ancora peggio è andata al “San Paolo” di Napoli, dove il match tra i partenopei ed il Parma ha fatto segnare 10mila spettatori paganti in meno rispetto alla passata stagione. Conforme al trend negativo è il “Massimino” di Catania, dove 4mila tifosi hanno deciso di non seguire dagli spalti la propria squadra che ha giocato contro il Genoa. Una situazione che attraversa dunque tutta la nostra penisola calcistica, senza alcuna distinzione geografica.

Abbonamenti in picchiata, ma con qualche eccezione. Già “La Gazzetta dello Sport” aveva evidenziato la vertiginosa decrescita nelle campagne abbonamenti per questa stagione: Inter, Milan, Lazio, Napoli e Genoa facevano registrare cali oscillanti tra il 25% ed il 40% sul numero delle tessere vendute. Raggi di luce in questo scenario fosco provengono solamente dalla Juventus scudettata, dalla Roma preda della febbre zemaniana e dalla Fiorentina, complice in questo caso un congruo sconto sugli abbonamenti dei “fedelissimi”. Eccezioni che però non bastano a dissipare le nubi che si profilano all’orizzonte.

Pay tv e non solo. A fare da contraltare al calo vertiginoso degli spettatori negli stadi c’è l’aumento degli abbonati alle pay tv, invogliati da costi nettamente più accessibili e da comodità maggiori. Gli appassionati si orientano verso questa scelta anche per altri motivi: gli stadi sono vecchi e spesso offrono una visuale inadeguata; oppure la sessione estiva di calciomercato, affrontata, a causa del fair-play finanziario propugnato da Platini (vera spada di Damocle per tutti i nostri club), in una maniera che a molti tifosi è sembrata fin troppo parsimoniosa. Per non parlare poi della sicurezza negli stadi, tema spesso affrontato e mai risolto: quale famiglia porterebbe mai i propri figli in uno stadio, essendo consapevole di poter incappare in risse e tafferugli? Rimangono ben impressi nella mente gli occhi atterriti dei bambini che la sera del 12 ottobre 2010, a Marassi, assistettero al panico provocato da Ivan Bogdanov e dai suoi degni accoliti durante Italia-Serbia. Tutto ciò sta minando alla base sia la credibilità del calcio sia l’affetto dei tifosi, quasi costretti ad abbandonare una realtà con la quale fino a poco tempo fa vivevano pressoché in simbiosi.

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