Set 152012
 

Esce questo weekend il nuovo, attesissimo, film di Ridley Scott. A riassumerlo in due parole (si va nello spazio e si incontra una razza aliena molto cattiva) Prometheus è identico al precedente Alien, film che sconvolse l’horror sci-fi, dando vita, grazie a Rambaldi, ad uno degli incubi più ricorrenti di intere generazioni. Vedendo il trailer, lo stesso Scott sembra voler giocare sulla vicinanza delle sue opere: la scoperta della stirpe aliena nel 2012 riprende fedelmente quanto girato nel 1979. Inutile poi nascondere come ad alimentare le aspettative del film sia inoltre il cast formato dai due attori più apprezzati dalla critica di questo ultimo periodo, Noomi Rapace e Micheal Fassbender, a cui va ad aggiungersi la quasi mai stroncata Charlize Theron.

Riguardando indietro, la carriera di Ridley Scott sembra percorrere il tracciato di un elettrocardiogramma: grandi successi, seguiti da grandi tonfi, poi film dimenticati e ancora grandi successi, che non solo si affermano al botteghino ma rimangono stampati, indelebili, nel fantomatico immaginario collettivo, andando ad influenzare la produzione della restante industria cinematografica. Dopo il cammino pubblicitario e i primi ingressi nel mondo televisivo, il debutto al cinema avviene con un film noioso, acclamato ugualmente dalla critica, da un racconto di Conrad, da cui la sceneggiatura e il film stesso non si discostano minimamente: I duellanti.

Negli anni successivi arriva l’accoppiata Alien e Blade Runner, trasformando Scott in uno dei mostri sacri del cinema contemporaneo, causa dei suoi stessi futuri tonfi. Già l’idea di poter riprendere Blade Runner oggigiorno è un brivido gelato lungo la schiena dal retrogusto mortifero. Dal 1982 seguono 9 anni di colossali batoste. L’epico Legend incassa poco meno della metà dei soldi serviti per produrlo; stessa cosa per la pellicola successiva. Black Rain, prima incursione nel gangster movie, si salva grazie alla coppia Douglas-Garcia.

Nel ’91 è di nuovo il botto con quel Thelma & Louise troppe volte inneggiato a manifesto da troppe femministe. Ritornano altri 9 anni dove il pennino dell’ECG punta pericolosamente in direzione morte. Raggiungere un incasso pari alla metà delle spese è un miraggio concretizzato solamente dallo strombazzato Soldato Jane che si spinge addirittura a chiudere quasi in un insperato pareggio.

Per un motivo o per un altro, Ridley riesce a vedere la luce in fondo al tunnel, imbroccandone cinque dietro fila, fra i quali però emergono il discusso Gladiatore (sempre e comunque sopravvalutato e chiccessia ci salvi da un possibile seguito) e quell’osceno spettacolo di Le crociate, che ti prudono le mani non appena senti qualcuno declamarne le lodi.

La storia recente registra il flop di Un’ottima annata, divenuto comunque film di culto elitario, ma soprattutto il sorprendente American Gangster, uno dei migliori film di Scott, passato per contrasto in un totale silenzio da aumentare il prurito delle mani durante le discussioni sulle crociate. Infine l’ultimo Robin Hood, che come un principio d’infarto è sempre lì, pronto a farti sussultare, da una parte o dall’altra, negandoti invece puntualmente l’emozione e ritornando cheto e buono a scorrere placido come se nulla fosse successo.

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