Set 262012
 

“Questa legge s’ha da fare”. Anche se viola diritti costituzionalmente sanciti. Perché solo mettendo il prossimo parlamento (probabilmente più laico) di fronte al fatto compiuto di una legge liberticida già approvata si potrà impedire che approvi una legge assai più avanzata e laica. Dev’essere questo il pensiero recondito dei vescovi italiani.

Il ddl Calabrò era stato ideato dopo la morte di Eluana Englaro e la contrapposizione frontale tra Berlusconi e Napolitano. Con la caduta del premier, venute meno l’esigenza di accondiscedere a qualunque richiesta delle gerarchie ecclesiastiche,  sembrava ormai accontonato.  Ora i vescovi l’hanno rilanciato. Bagnasco ne ha parlato ieri anche al consiglio permanente della Conferenza episcopale, in programma fino al 27 settembre. Segno di come la questione sia molto a cuore ai vescovi. Ma anche al Vaticano, come dimostrano le dichiarazioni recenti di Benedetto XVI, che ha invitato i politici cattolici a serrare i ranghi, vietando qualsiasi apertura sul matrimonio ai gay e sulle convivenze e ribadendo l’opposizione alla libertà di scelta, sia in tema di interruzione di gravidanza che di fine-vita.

Anche gli esponenti di centro-destra e alcuni del Pd, particolarmente sensibili alle direttive della Chiesa, vogliono ora accelerare i tempi. Un po’ per innato clericalismo, un po’ per perché le elezioni si avvicinano. Godono del sostegno del quotidiano dei vescovi Avvenire, che ha già criticato l’attendismo di Pier Luigi Bersani. Il leader del Pd ha rilevato quanto sia “palesemente strumentale”, al fine di cominciare uno “scontro ideologico”, approvare in vista delle elezioni una legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento (dat).

Il tema del fine-vita è tornato all’attenzione dell’opinione pubblica soprattutto con il film di Marco Bellocchio Bella addormentata, dedicato alla storia di Eluana Englaro, e per la morte del cardinale Carlo Maria Martini, il quale avrebbe scelto di interrompere eventuali cure che ne avrebbero solo rallentato il decesso. Anche il fermento a livello locale è cresciuto, con proposte e iniziative laiche.

E la Chiesa, anche in vista delle elezioni, è all’erta e continua ad opporsi al riconoscimento delle coppie conviventi, etero e non. Il cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano, durante un incontro presso la scuola di formazione sociopolitica della sua diocesi, ha richiamato i politici che nei vari partiti si dichiarano cattolici a rispettare i “principi irrinunciabili” e a contrastare riforme non in linea con il magistero ecclesiastico. Proprio a Milano, dove il sindaco Giuliano Pisapia si è detto a anche favore delle adozioni per gli omosessuali. Anche a Bologna la curia ha criticato l’iniziativa del capogruppo Pd Sergio Lo Giudice di sposare una coppia omosessuale. E lo stesso Partito Democratico si è nuovamente spaccato.

Famiglia e bioetica. Gli stessi ambiti di intervento del discorso del papa all’Internazionale democristiana, condito da diktat ai politici. Bagnasco, all’assemblea Cei, ha fatto altrettanto, concludendo la sua prolusione di fronte ai “venerati padri” toccando proprio questi temi. Bagnasco, abusando del vocabolario, ha dichiarato che anche la posizione cattolica è laica: è solo un diverso tipo di laicità, l’impegno della Chiesa sarebbe infatti “laicissimo”. E ha quindi esplicitamente dichiarato che la comunità cattolica “attende il varo definitivo, da parte del Senato, del provvedimento relativo al fine vita”. Una legge che nega la libertà di scelta.

Bagnasco si è confermato ieri un mero replicante di Benedetto XVI: del resto, non è stato scelto dai suoi colleghi, è stato nominato direttamente dal papa. Non è altro che una cinghia di trasmissione necessaria per la traduzione pratica dei desideri del pontefice, e si augura che i parlamentari si comportino come lui. Purtroppo, molti di essi si comportano effettivamente come docili pecorelle che eseguono i comandi dei loro pastori. Ed è per questo motivo che occorre vigilare ora, e poi contribuire a un cambiamento profondo in occasione delle prossime elezioni.

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