Crocifissi immorali

 Posted by on 18 ottobre 2012  Add comments
Ott 182012
 

Esiste una “questione morale” per la Chiesa cattolica?

Di fronte a Tangentopoli 2, che vede protagonisti soprattutto esponenti politici riconducibili alla destra devota, il silenzio delle gerarchie vaticane rivela un tangibile imbarazzo. O un’interessata rimozione?
Lo stretto, inestricabile connubio fra clericalismo e affari (spesso maleodoranti) emerso nelle recenti vicende giudiziarie che coinvolgono le istituzioni della Regione Lombardia è, da questo punto di vista, più che eloquente.

Si è cominciato nel febbraio 2011, col crack miliardario dell’ospedale San Raffaele della gestione don Verzé – Mario Cal, ex-vicepresidente della Fondazione Monte Tabor, per proseguire con la condanna di Pierangelo Daccò per aver contribuito al dissesto del fiore all’occhiello della sanità lombarda. Sanità di cui era assessore regionale Antonio Simone, coinvolto nel giro di vacanze alle Maldive pagate dal Daccò di cui sopra allo stesso “Celeste” (leggi: Roberto Formigoni). Ebbene, tutti questi personaggi entrano nelle stanze dei bottoni in quota Comunione e liberazione.

Il resto è storia d’oggi: l’assessore alla casa della Regione Lombardia Domenico Zambetti, Pdl proveniente dalle file profumate d’incenso dell’Udc, è stato accusato di voto di scambio in odore di ‘ndrangheta; Paolo Coraci, leader romano della cattolicissima formazione ‘Liberi e forti’ (“ispirata al popolarismo di don Luigi Sturzo”, che si starà rivoltando nella tomba) ma contemporaneamente massone capo di una loggia, è indagato dalla procura di Catanzaro per concorso esterno in associazione mafiosa.

E che dire della vicenda del sindaco di Sedriano, il pidiellino Alfredo Celeste (niente a che fare col governatore della Lombardia), accusato di corruzione: anche in questo caso i magistrati ipotizzano rapporti con ambienti vicini alle cosche. Ebbene Celeste, laureato in teologia, devotissimo alla Madonna di Medjugorie, insegnante di religione divenuto primo cittadino del paese in provincia di Milano, era noto alle cronache per essersi strenuamente battuto contro la celebrazione dei matrimoni civili, opponendo addirittura l’obiezione di coscienza. Un campione della fede, in tutta evidenza.

Silenzio assordante da Oltretevere. Del resto, da quelle parti, tra un politico corrotto e colluso con le mafie ma genuflesso e un politico che prende posizione in difesa della laicità, la scelta è scontata. La fede è un efficace strumento elettorale e le buone relazioni con gli ambienti ecclesiastici (e con i loro interessi umani, troppo umani) sono terreno fertile per avventurieri politici senza scrupoli.
Resta da vedere quanto l’elettorato del nostro paese possa ancora corrispondere a vecchie categorie interpretative. Detto in soldoni: quante divisioni ha, oggi, il Vaticano?

Persino gli storicamente timorati elettori cattolici statunitensi sembrano essersi definitivamente liberati della tutela delle gerarchie: una recente indagine ha rivelato che l’83% su un campione di mille persone non sente nessun obbligo nel votare candidati indicati dai vescovi mentre il 76% ritiene che i politici cattolici siano liberi di non seguire le indicazioni della Chiesa su temi eticamente rilevanti.

Consolante. Nel frattempo, a proposito di certe lobby cattoliche, si vocifera la “discesa in campo” di Roberto Mezzaroma: il palazzinaro romano si candiderebbe presidente del Lazio. Condannato in appello per aggiotaggio, già fan di Dell’Utri, vicino all’ex piduista Licio Gelli.

E, naturalmente, al suo Movimento etico per la difesa internazionale del crocifisso.

(fonte: Cronache Laiche)

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