Kubrick, una storia porno

 Posted by on 13 ottobre 2012  Add comments
Ott 132012
 

Dopo l’esperimento abortito di Lost in Google (per sapere di cosa sto parlando, vi rimando ai seguenti link: Lost in Google e Lost “occasione persa” in Google), divenuto nonostante tutto un insieme di video virali nella rete, la casa di produzione The Jackal ci riprova con Kubrick – Una storia porno.

Sempre nell’ambito della serialità via web, la nuova produzione della casa napoletana adotta questa volta sistemi di narrazione e di stili canonici per raccontare la storia di tre videomakers che si danno al mercato porno dopo aver provato inutilmente i canali tradizionali della produzione indipendente.

La storia viene raccontata a flashback; i tre registi, ormai diventati simbolo del nuovo mondo pornografico, tanto da meritarsi interviste da Fabio Fazio o dalla BBC, ripercorrono l’inizio della loro carriera e, per quanto riguarda la prima puntata, il loro approdo ai video a luci rosse.

Attratti inevitabilmente dai soldi, un modo veloce per racimolare fondi per la realizzazione di corti d’autore, l’avventura dei tre protagonisti si tinge immediatamente di un alone epico. La missione affidatagli dal loro produttore, infatti, è finalizzata a salvare il porno da un virus letale: l’amatoriale. Per rilanciare il settore c’è bisogno di storie, emozioni attraverso le quali coinvolgere gli spettatori; per questo motivo la scelta è ricaduta su tre ragazzi che nella vita hanno sempre girato cortometraggi tradizionali.

E per i tre videomakers sullo sfondo si affaccia immediatamente un simulacro da superare: Blue Movie il film porno, mai realizzato, ad alto budget progettato da Stanley Kubrick, da girare negli Studio Hollywoodiani con le star dello show business (un’idea che Lars von Trier sta realizzando proprio in questo periodo).

Mentre Lost in Google faceva troppo riferimento al mondo di Matrix e adottava una comicità dissacrante verso il mondo di internet, Kubrick al momento sembra mantenere una direzione molto più indipendente. Zack & Miri – Amore a primo sesso e buona parte della filmografia di Kevin Smith possono essere o non essere state fonte di ispirazione per gli autori; sicuramente tra le influenze ricade Boris, ma l’ironia messa in campo ricalca molto il modello inglese, soprattutto nella scena finale del primo episodio dove viene effettuato il casting degli attori (o nell’inizio dove si provina un sedere).

Come avvenuto per Lost in Google, plaudiamo all’iniziativa di questa intraprendente casa di produzione, comunque originale e coraggiosa nello sperimentare il mercato del web, ancora a livello preistorico in Italia. Speriamo in un differente esito rispetto la serie precedente, collassata a causa dei suoi stessi pregi, capace tuttavia di portare un notevole seguito a questi “sciacalli” tanto da farli entrare nelle grazie della Magnolia; l’incipit dimostra un maggior budget a disposizione o in ogni modo uno sforzo produttivo notevolmente superiore; attendiamo curiosi l’evolversi della situazione. Saranno comunque solo 5 episodi.

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