Ott 112012
 

Più di tremila nuclei familiari sono ancora in attesa di una sistemazione definitiva, dopo il sisma che ha distrutto L’Aquila ormai tre anni e mezzo fa. Nel frattempo, invece, quasi il doppio delle famiglie ha percepito il Cas (contributo per l’autonoma sistemazione) molti senza averne diritto: non avrebbero infatti comunicato all’amministrazione di aver trovato un alloggio, continuando a percepire il finanziamento per un totale di quattro milioni di euro persi dal Comune.

Emergenza propizia. Comoda, da questo punto di vista, la situazione di emergenza nell’immediato post-sisma, che ha reso necessaria l’autocertificazione della propria condizione familiare ed economica. Il fine era quello di snellire la burocrazia e permettere uno smistamento rapido ed efficace in relazione ai danni occorsi; l’effetto collaterale è stato quello di aver favorito chi, senza alcuno scrupolo di coscienza, ha pensato di approfittarne, dichiarando di meno per ottenere di più.

C.A.S.E. (Complessi Antisismici Sostenibili Ecocompatibili) per tutti, anche per i parenti. I tempi però stringono e i soldi non sono infiniti: con il 2012, infatti, finirà anche l’erogazione dei contributi (e dopo?). Proprio per questo è stato necessario il recente censimento che ha portato alla luce non poche illegalità nel capoluogo abruzzese. Quella del Cas infatti non è che la punta dell’iceberg, perché le possibilità di lucrare non sono finite qui: anche per ricevere un’abitazione del progetto C.A.S.E. (destinate a chi ha riportato i danni più ingenti dal sisma, ovvero coloro le cui case sono e resteranno a lungo inagibili) è bastato dichiarare meno (molto meno) rispetto al reddito effettivo, ed ecco una casa in montagna per i parenti venuti a passare le vacanze o un fine settimana (si parla anche di feste notturne, stando ai resoconti di chi ha sporto denuncia). C’è stato anche qualcuno che invece ha avuto l’”accortezza” di lasciarla vuota; mentre altri, per evitare lo “spreco”, hanno affittato il proprio Map (modulo abitativo provvisorio) di nascosto dal Comune… ma non dai vicini.

Le prime denunce. I furbi infatti non potevano sperare di passare inosservati. Infatti è stato proprio per via delle segnalazioni da parte dei vicini che l’assessore all’Assistenza alla popolazione Fabio Pelini ha iniziato a verificare volta per volta i casi di cui è pervenuta notizia. Un lavoro durato diciotto mesi, ma che ha portato i suoi frutti: una cinquantina di denunce e ritiro immediato degli appartamenti, da consegnare a chi invece stava ancora aspettando.

(fonte: Diritto di Critica)

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