nov 182012
 

Memoir, romanzo, trattato di biologia, Un gatto di nome Darwin è ormai un classico della letteratura scientifica, un libro emozionante sull’imprevedibile, ma – a quanto pare – scientificamente spiegabile, incontro tra l’uomo e l’animale.

Firmato dal biologo William Jordan e uscito in Italia nel 2004 per Franco Muzio editore  narra la vicenda (in chiave autobiografica) dell’autore che fino a 45 anni ha vissuto da solo fino a quando il suo cuore non è stato rapito da un gatto. Jordan stesso afferma di non essere mai stato un grande amante degli animali e ha sempre guardato con una certa sufficienza coloro che smaniano per ogni batuffolo di pelo, fino al giorno in cui il protagonista in baffi e gommini non attira la sua attenzione con un ammiccamento e uno sbadiglio.

Inizia così un viaggio verso terre esotiche, mondi sconosciuti e scoperte fantastiche. «Sono nato Homo Sapiens. Poi sono diventato biologo. Infine sono diventato un gatto» sintetizza l’autore.

Poi, mentre il loro legame diventa più profondo, il gatto inizia a star male, e Jordan deve fare i conti con un dolore imprevisto, che lo porterà a porsi domande da scienziato sui meccanismi affettivi che scattano nei rapporti tra esseri umani e tra questi e gli animali.

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