Drawn Together!

 Posted by on 24 novembre 2012  Add comments
Nov 242012
 

Il successo dei Simpson dell’ultimo decennio ha portato una moltiplicazione in televisione dei cosidetti “cartoni animati per adulti”, violenti, volgari, ironici, sarcastici, politicamente e socialmente critici (proprio nel momento dell’abbandono della volgarità gratuita degli omini gialli). Sono due gli autori di questa tipologia di serie animate più seguiti in Italia: Matt Groening, ovviamente, per I Simpson e Futurama, e Seth MacFarlane, al cinema da poco con Ted e in tv con American Dad, I Griffin e, in maniera molto ma molto inferiore The Cleveland Show.

Ma all’elenco si possono tranquillamente aggiungere Beavis & Butthead, South Park (i due cartoni più criticati probabilmente), Daria, Downtown, etc.

Un’opera arrivata in Italia, ma rimasta totalmente di nicchia poiché trasmessa unicamente dalla piattaforma Sky, sul canale Comedy Central, è Drawn Together, una serie fondata sul mondo dei reality, dove i protagonisti sono i personaggi dei cartoni animati tradizionali e dei fumetti (o comunque dell’immaginario infantile), disegnati con uno stile figurativo ammiccante ad Hanna & Barbera.

Chiusi dentro una casa, spiati ventiquattro ore su ventiquattro da un sadico produttore ebreo capace di raggiungere l’orgasmo per le umiliazioni fatte subire ai propri concorrenti, troviamo fra i protagonisti la caricatura di un super eroe dalla sessualità ambigua e deviata (spesso necrofila); una Betty Boop, rigorosamente in bianco e nero, sciatta e bulimica, con tendenze suicide e un’inspiegabile ermafroditismo che ogni tanto l’attanaglia e ogni tanto scompare; una principessa disneyana “casta che sogna di essere puttana” (come canta Francesco), almeno fino alla scoperta della bisessualità e con il pube metaforicamente rappresentato da un mostro tentacolare alieno (è una lunga storia); una specie di Spongebob incapace di moralità; un Pikachù perennemente incazzoso, poco coccoloso, cinese anziché giapponese e gay; una foxy lady di stampo hendrixiano, bomba sessuale e maldestra eroina in stile Scooby Doo; uno sboccato e vizioso maialino salvadanaio e un futuristico eroe gay dei videogiochi.

Immancabili i commenti in stile confessionale, puntata dopo puntata si assiste ad un alternarsi di prove da superare, giornate uggiose interrotte dall’iniziativa di qualcuno e la perenne formazione di gruppi sessuali e gruppi antagonisti. Non ci sono nomination e eliminazioni durante le puntate; il reality è solo uno spunto, una giustificazione stilistica, non viene esplorato in tutte le sue dimensioni, anche se è l’unica giustificazione di vita e di esitenza dei protagonisti.

Messaggi da veicolare sostanzialmente non ce ne sono e per questo motivo l’eccessiva volgarità e sessualità esplicita ha attirato molte critiche alla creazione di Matthew Silverstein e Dave Jeser (che altro di rilevante non hanno prodotto) durata unicamente lo spazio di tre stagioni, più un film conclusivo (ancora più sopra le righe non avendo problemi di censura), ma per gli appasionati del genere, difficili da scandalizzare, agli antipodi del bigottismo, è un’esperienza da provare.

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