Nov 062012
 

La Federazione calcistica dei Paesi Bassi ha diffuso uno spot televisivo che è al tempo stesso divertente e riflessivo. Parla di coming out. O meglio, invita in un certo senso al coming out nel difficile mondo del calcio, dove i pregiudizi nei confronti degli omosessuali sono ancora vivi negli spogliatoi come negli spalti.

Lo spot, della durata di una trentina di secondi, offre una serie di riprese su una squadra di calcio particolare: uno dei giocatori è infatti rinchiuso dentro un armadio dal quale avanzano le braccia e le gambe, e comicamente rincorre il pallone, esulta con i compagni, si fa la doccia negli spogliatoi e brinda al successo della sua squadra, il tutto senza mai abbandonare la sua singolare corazza. Alla fine compare la scritta «why not step out of the closet?», perché non uscire dall’armadio o, come si direbbe in Italia, dal guscio? In fondo la tua squadra è con te, «your team is on your side». E infatti alla fine il giocatore esce dall’armadio e fa la foto di gruppo insieme agli altri. E vissero tutti felici e contenti.

Questo nei civilissimi Paesi Bassi. E in Italia? In Italia le iniziative contro l’omofobia – ma non solo – nascono quasi regolarmente dal basso. Nello specifico, associazioni per i diritti Lgbt che organizzano partite simboliche per dare un calcio ai pregiudizi; ma in ambito non sportivo è la medesima solfa: studenti che difendono la scuola pubblica, donne contro la revisione della 194, disabili in sciopero della fame perché sono loro negate le sovvenzioni di cui hanno bisogno, metalmeccanici che chiedono di far rispettare i contratti di lavoro. Il punto è che nella nostra bella e sciagurata penisola i diritti degli altri non vengono percepiti come propri, nemmeno per sbaglio e nemmeno secondo la logica nordica, calcolatrice ma efficace, del semplice «io garantisco un diritto a te, tu garantisci un diritto a me».

In Italia regna invece il principio dell’arrangiarsi: così le faccende dei gay riguardano i gay, quelle delle donne le donne, quelle dei disabili i disabili. Una ideale squadra di calcio del Belpaese sarebbe formata di soli giocatori rinchiusi dentro il loro personale armadio, dal quale uscire non sarebbe impossibile: sarebbe semplicemente inutile.

Belinda Malaspina per Cronache Laiche

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