nov 112012
 

A trent’anni dalla morte, Rai3 ricorda un grande giornalista sportivo, che fu anche molto altro. Un viaggio nella Milano e in un tempo che furono, con le testimonianze, tra gli altri, di Enzo Jannacci, Umberto Eco, Diego Abatantuono, Teo Teocoli, Fabio Fazio, Giovanni Storti.

E quel “Beppe” altri non è che Beppe Viola da Milano, giornalista Rai dal 1961, conduttore della Domenica Sportiva e non solo: paroliere, umorista, autore, persino attore, e tante altre cose. Le racconta – a trent’anni dalla morte improvvisa, avvenuta la domenica del 17 ottobre 1982 a soli 43 anni, mentre stava montando alla Rai di corso Sempione il servizio di Inter-Napoli 2-2 – il documentario di Paolo Aleotti e Paolo Maggioni “Quelli che… Beppe Viola”, in onda domani – lunedì 12 – alle 22.40 su Rai3.

Un viaggio, più che una celebrazione: un percorso – arricchito dalle testimonianze di chi l’ha conosciuto, da brani tratti dai suoi libri, da filmati di repertorio, da film interpretati o scritti da Viola, da brani musicali – alla scoperta dell’uomo e della Milano di cui ha saputo raccontare, con leggerezza, vizi e virtù. Con un testimone d’eccezione, che – silenzioso, ma presente – accompagna Paolo Maggioni di luogo in luogo, di incontro in incontro con i suoi amici: Gianni Rivera, protagonista con Viola di un’ indimenticabile intervista in tram.

Riappare così il “mitico” Derby Club, la culla del cabaret milanese, un luogo centrale della vita personale ed artistica di Beppe Viola, che collaborò alla stesura dei testi, una “fabbrica” di risate in cui sono cresciuti alcuni tra i principali talenti del cabaret e del cinema italiano, come Diego Abatantuono che lo ricorda così: “è stato uno dei motivi per cui ho cominciato a fare questo mestiere. Una sua risata poteva darti l’assoluzione”.

C’è poi il Viola della scrittura sociale, del giornalismo, del calcio e della passione per i cavalli: “Era una persona di cui potersi fidare – dice Enzo Jannacci, che proprio per l’amico Beppe rompe un lungo silenzio in tv – eravamo molto affiatati. E’ stato molto bello crescere insieme. Se lo incontrassi oggi gli direi di smettere di giocare ai cavalli, chè non si vince mai”. E, di rimando, Teo Tecoli: “Se lo incontrassi io non direi nulla. Gli amici veri quando si rivedono non hanno nulla di particolare da dirsi, non si salutano nemmeno“.

Un personaggio che ha lasciato qualcosa dopo di lui, un nuovo modo di raccontare il calcio con ironia, di renderlo umano e fatto di umani. Come ammette un personaggio che, in qualche modo, a lui si è ispirato, Fabio Fazio: “Nel suo lavoro non c’era differenza tra raccontare il calcio e raccontare il costume. Il calcio era una finestra attraverso la quale raccontare l’Italia. Abbiamo tratto quella ispirazione per raccontare la domenica degli italiani, cosi è nato Quelli che… il calcio”.

Un ritratto al quale – dallo stadio di San Siro all’Ippodromo, dal palazzo Rai al Derby Club (oggi Centro Sociale Cantiere), tra jazz club e bottiglierie, letteratura e linguaggi della vecchia “mala” – contribuiscono anche personaggi come Teo Teocoli, Giovanni Storti (del trio Aldo, Giovanni e Giacomo), Giorgio Terruzzi, Gianni Mura, Piero Colaprico, Curzio Maltese, Paolo Casarin, Edi Gubellini e una giovane operaia milanese, Giorgia Evangelista, nella parte di una Vincenzina dei giorni nostri, per ricordare quel “Romanzo Popolare” ai cui dialoghi contribuì la coppia Jannacci – Viola .

Da leggere il bellissimo ricordo di Gianni Mura: ” C’era una volta il sorriso di Beppe Viola“.

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