dic 112012
 

Ora anche in Cina, dopo l’Ucraina delle Femen, le donne scoprono il corpo nudo come strumento di protesta. Nel Paese asiatico, infatti, una campagna femminista ha visto la pubblicazione online di centinaia di foto di corpi di donna senza veli, il tutto per protestare contro la mancanza di una legge che tuteli l’altra metà del cielo dalle violenze, domestiche o meno, che in Cina assumono connotati preoccupanti.

Una iniziativa che fa riflettere sul volto del femminismo del terzo millennio. Già le Femen, come si è detto, hanno riscoperto il valore combattivo del corpo femminile e lo hanno usato (e tuttora lo usano) per portare avanti le loro rivendicazioni, in un movimento che è cresciuto sotto gli occhi di tutti. Ora è il turno della Cina, dove lo slogan è «Il corpo è un campo di battaglia». Ma dietro le donne che espongono il loro corpo nudo o seminudo si possono nascondere – e forse neanche tanto profondamente – due diversi intenti. Uno è quello commerciale: le membra femminili piacciono, specie se sono più scoperte possibile, e attirano l’attenzione. Tutti sanno che un prodotto venderà di più se accompagnato dal furbesco corollario di femmine discinte al seguito. Poi c’è l’altro modo di vedere il corpo nudo: quello al servizio di una causa che le attiviste femministe ci propongono. Eppure il femminismo, quello degli anni Settanta, non costituiva tanto un porre l’accento sul corpo quanto un nuovo e rivoluzionario affermare che uomini e donne pari sono, al di là di esso. Il corpo esiste, il corpo è lì: ma il suo sfruttamento millenario non è certo stato né può essere condivisibile, tanto più che si è sempre trattato di uno sfruttamento a senso unico.

E ora? Ora il corpo nudo diviene uno strumento al servizio delle stesse istanze che prima, invece, vedevano uomini e donne da considerarsi proprio oltre il loro trovarsi dentro a un guscio: diversi ma complementari e pari. Ora l’accento è posto sull’esteriorità, e talvolta si ha l’impressione che dietro la lotta delle femministe discinte faccia capolino, sornione, quel filo di sessismo che da che mondo è mondo ha catturato e cattura l’attenzione: della gente, anzitutto, ma anche dei media. Al punto che un movimento cinese varca i confini del Paese dove la censura fiorisce più che in ogni altro luogo, e arriva fino a noi, grazie a qualche reggiseno. Che una volta le femministe bruciavano. Ma la storia cambia, è come un fiume in piena. E conduce chissà dove.

(“Il corpo nudo, nuova frontiera del femminismo” di Belinda Malaspina per Cronache Laiche)

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