gen 262013
 

Da un po’ di anni l’industria cinematografico-televisiva americana sta proponendo al pubblico vampiri e licantropi in tutte le salse, sfruttando fino al midollo un filone di sicura commercializzazione grazie ai due prodotti di punta (Twilight e True Blood) che hanno mutato la storia di Vlad l’impalatore e dei suoi discendenti in chiave molto teen-pop e molto pulp. Dall’ammazzavampiri Buffy di fine anni ’90, dieci anni più tardi si è passati dall’altra parte della barricata (l’apripista fu proprio lo spin-off di Buffy, Angel) rispolverando lo stereotipo del bello, impossibile, tenebroso e dannato.

Accanto a questa corrente pubblicizzata da tutte le parti, che inevitabilmente si è portata dietro anche produzioni orrende, sono invece arrivati molto sottovoce una serie di lavori zombieschi mirati, di elevata qualità e quasi mai banali (il primo fu Resident Evil, titolo disintegrato dagli episodi successivi). Di L’alba dei morti dementi abbiamo già parlato durante lo scorso Halloween. Nelle prossime settimane, invece, uscirà al cinema una commedia romantica sicuramente interessante, dove il salto della barricata viene compiuto anche a favore degli zombie: in Warm Bodies uno zombie-boy si innamorerà della propria preda, trovando, a quanto sembra, una via per la guarigione.

28 giorni dopo e 28 settimane dopo possono essere già annoverati fra i classici del genere per quanto riguarda il nuovo millennio. Zombieland, del 2009, mette in scena lo sfigato di turno (Jesse Eisenberg prima di Facebook), cresciuto fra vessazioni e umiliazioni, dalle quali ha imparato l’arte dello scappare; quest’abilità l’ha trasformato nell’umano più efficiente nel sopravvivere all’invasione di zombie; al suo fianco il sadico Woody Harrelson (in perenne ricerca di Twix, ultima soddisfazione da fine del mondo), la secchiona Abigail Breslin e la temeraria Emma Stone, agli inizi della sua carriera da nuova fidanzatina d’america. Linguaggio ironico e metacinematografico hanno portato il film in vetta alla classifica di incassi USA per il cinema di zombie.

Per quanto riguarda la televisione, fece il suo debutto sperimentale tre anni fa The Walking Dead, serie tratta dall’omonimo fumetto di Robert Kirkman e adattata per il piccolo schermo da Frank Daranbont, uno che oltreoceano è osannato come una specie di Shakespeare contemporaneo, grazie ad opere come Il miglio verde e Le ali della libertà. Solo sei episodi all’esordio che hanno portato tuttavia i maggiori network televisivi internazionali a fare a gara per accapparrarsi i diritti di trasmissione, portando, per ora, la serie alla terza stagione.

Un po’ Il mio nome è leggenda, un po’ 28 giorni dopo, The Walking Dead (protagonista quello della dichiarazione a Keira Knightley in Love Actually) non è solo un film di zombie (per i quali si arriva persino a nutrire una forte compassione ed empatia), è una serie postapocalittica sulla scomparsa della società e delle sue regole; mentre la prima stagione è incentrata sulla permanenza in vita, le puntate seguenti si focalizzano sulla perenne violazione etica e morale: fin dove sei disposto a spingerti per continuare a vivere, proteggere il tuo gruppo, o più semplicemente prendere ciò che desideri ?

 Lascia un commento

Connect with Facebook