I soliti noti

 di - 25 gennaio 2013  Aggiungi commenti
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E per fortuna che doveva essere l’anno della rottamazione. In Parlamento cambiano i partiti, spunta qualche faccia nuova. Ma alla fine gran parte dei vecchi parlamentari attaccati da decenni alla poltrona sono sempre lì. E nemmeno è bastato vedere l’uscita di scena di D’Alema (che poi in molti sono sicuri che lo rivedremo presto alla Farnesina) e di Walter Veltroni. O di Dell’Utri e Beppe Pisanu. Gli altri sono tutti lì, in lista nella posizione più sicura, destinati a lasciare la propria sedia per riprendersela il giorno dopo. Senza un mandato popolare, senza primarie. Intoccabili.

I leader pronti per la quarta poltrona. Se Bersani e Alfano si prenotano la loro quarta legislatura, Francesco Storace ci riprova dopo tre legislature alle spalle ma con poche speranze a causa della soglia di sbarramento. Con Ingroia, novello politico proveniente dalla Magistratura militante, chi si prenota un posto in Parlamento dopo aver già completato già tre legislature e mezzo e dopo aver mandato a fondo un partito, c’è Antonio Di Pietro, ex magistrato e ex milite della corazzata anti-Silvio.

Nel Pd le regole non valgono per tutti. Tra chi potrebbe sedere per la quarta volta in Parlamento c’è anche Sergio Zavoli del Pd. E pensare che proprio il Pd ha una regola interna che vieta di candidare una persona se ha già svolto tre legislature, come anche Marina Sereni, Nicola Latorre, Vannino Chiti, Luigi Zanda, Marco Minniti Dario Franceschini e persino il “giovane” Enrico Letta”. Ma evidentemente le regole valgono per molti ma non per tutti. Soprattutto quando si tratta di Rosy Bindi, pronta a sedere per la sesta volta tra gli scranni di Montecitorio dopo una lunga militanza di palazzo dai tempi del (defunto) partito popolare italiano di Nino Martinazzoli, insieme ad un suo vecchio compagno di partito, Franco Marini, che si ricandida per la settima volta. Ma la Rosy e Franco sono in buona compagnia: Gianclaudio Bressa e Beppe Fioroni, sempre del Pd, si apprestano alla loro quinta legislatura. Ma il record nelle liste del Pd lo detiene Anna Finocchiaro che si prepara al suo ottavo ingresso in Parlamento. Dicono che dovrà salire al Quirinale…

La lunga lista dei matusalemme del Pdl. Se il Pd ripropone buona parte della vecchia guardia, le liste del Pdl strabordano di vecchie conoscenze. Sono 34 i candidati – molti dei quali in buona posizione e quindi con buone chance si essere eletti – del Popolo delle Libertà con più di tre legislature alle spalle. Un elenco infinito che smentisce le dichiarazioni di Silvio Berlusconi, il quale aveva preannunciato un rinnovamento radicale degli eletti. Ecco i nomi di coloro che si apprestano alla loro quarta legislatura: Giancarlo Galan, Maurizio Lupi, Sandro Bondi, Niccolò Ghedini, Denis Verdini, Maurizio Paniz, Gioacchino Alfano, Gregorio Fontana, Francesco Nitto Palma, Osvaldo Napoli, Severio Romano, Antonio Palmieri, Piero Longo, Antonio Gentile, Luigi Casero, Jole Santelli. Ecco, invece, chi punta a sedere per la quinta volta a Montecitorio o a Palazzo Madama: Renato Schifani, Giancarlo Rotondi, Paolo Bonaiuti, Antonio Leone, Luciano Malan e Donato Bruno. Non sono poche nemmeno le vecchie conoscenze degli albori della seconda repubblica: Rocco Crimi, Alessandra Mussolini, Mario Baccini, Antonio Martino e Stefania Prestigiacomo. A questi si aggiungono anche Gianfranco Micciché che questa volta si candida con il suo partito Grande Sud, e Roberto Formigoni, già parlamentare quando c’era ancora la Dc. Ma l’elenco non si ferma qui. Ci sono i veterani che si apprestano alla loro settima legislatura come Fabrizio Cicchitto, Maurizio Gasparri, Carlo Giovanardi eMaurzio Sacconi. Senza poi dimenticare anche il lider maximo Silvio Berlusconi. Ma il Cavaliere non è il più longevo in Parlamento tra quelli che ha messo in lista. Il ruolo di “grande vecchio” lo svolge nel Pdl Francesco Colucci, eletto per la prima volta a Palazzo Chigi nel lontano 1972 tra le fila del Psi.

Vecchi, i fratelli d’Italia. Da una costola del Pdl è nato Fratelli d’Italia guidato dalla giovane Giorgia Meloni e dai “consumati Guido Crosetto – con tre legislature sulle spalle – e Ignazio La Russa che si prepara ad essere eletto per la settima volta.

Stessa Lega, stesse facce. Anche la Lega detiene il suo personale record negativo per il mancato rinnovamento, tanto sbandierato dal nuovo leader Roberto Maroni che tanto nuovo non è. L’ex ministro dell’Interno verrà eletto a febbraio per la settima volta. È in buona compagnia, comunque: con lui anche Umberto Bossi e Roberto Calderoli. Anche loro hanno già sei legislature alle spalle. Inoltre, la Lega candida Giulio Tremonti che ne ha già passate cinque.

Il centro rinnovato con i soliti leader. L’Udc e Fli hanno rinnovato parecchio. Anche se i vertici sono sempre gli stessi. PierFerdinando Casini e Gianfranco Fini hanno ben otto legislature alle spalle. Nell’Udc i candidati d’esperienza con almeno tre legislature sulle spalle sono Gianpiero D’Alia, Ferdinando Adornato e Rocco Buttiglione. Fli candida anche Italo Bocchino per la sua quinta incerta elezione.

Sel giovane ma Nichi vecchio. Anche Sinistra, ecologia e libertà ha rinnovato molto. In lista c’un buon numero di giovani e donne. Ma, come anche nel caso dell’Udc e soprattutto di Fli, il leader è sempre quello. Nichi Vendola si appresta alla sua quinta elezione a Parlamentare.

Centro Democratico, “giovani” al potere. Al centro, ma con un occhio a sinistra, c’è il Centro Democratico fondato dal transfugo Massimo Donadi alla sua quarta candidatura, e da Bruno Tabacci, candidato alle primarie del centro-sinistra e con quattro legislature sulle spalle. Candidano un altro giovane: Gianni Rivera, già quattro volte in Parlamento.

Di Pietro e Diliberto, i vecchi con il nuovo Ingroia. Le vecchie facce compaiono anche in una nuova lista come quella di Antonio Ingroia. Abbiamo detto che Antonio Di Pietro è alla sua quinta rielezione, questa volta non da leader dell’Idv ma da capolista per il magistrato palermitano. Ma in lista c’è anche una vecchia conoscenza: Oliviero Diliberto, pronto per la sua quinta elezione.

Ancora la Bonino, ma senza speranza. Anche i radicali candidano una vecchia, vecchissima conoscenza. Non si tratta di Pannella che preferisce continuare con i suoi scioperi della fame, ma Emma Bonino che è già entrata in Parlamento otto volte. Pochissime, però, le possibilità di essere eletta.

(fonte: Diritto di Critica)

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