Feb 172013
 

intreatment

Arriverà fra qualche mese, in onda su Sky, il remake italiano di In Treatment, la serie sulla psicoterapia, nata dalla penna di Hagai Levi, proposta inizialmente dalla tv israeliana, passata per l’America e diffusa in tutto il mondo e in molti paesi riscritta e reinterpretata.

E’ una grossa scommessa quella portata avanti dal ramo italiano dell’azienda di Murdoch, affidata alla scrittura di Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi e Stefano Sardo (La doppia ora), Giacomo Durzi (S.B. Io lo conoscevo bene) e dalla debuttante Ilaria Bernardini. Una scommessa perché, come è solito affermare Armando Fumagalli (consulente di sceneggiatura per la maggior parte delle compagnie di produzioni italiane, in special modo per Lux Vide): “Normalmente nel mondo, attraverso la regia e la recitazione, si può migliorare un copione; in Italia dobbiamo accontentarci che regia e recitazione non peggiorino troppo la propria sceneggiatura”.

Già il titolo della trasposizione italiana lascia qualche dubbio: “L’appuntamento”, quasi a voler dire che “terapia” possa ancor oggi essere una parola tabù nella nostra società (da qui anche una delle motivazioni di andare su Sky e non su Mediaset o Rai).

Come abbiamo già detto nel nostro articolo su In Treatment, la serie si fonda tutto su sceneggiatura e recitazione. Il gruppo di scrittura sembra promettere bene, ma scrivere di niente, giocare col celato-rivelato non è pane per tutti i giorni.

Dall’In Treatment americano sono usciti due giovani attori molto promettenti, Mia Wasikowska (l’Alice di Tim Burton, Jane Eyre, Madame Bovary) e Dane DeHaan (Chronicle); in Italia si passerà da Gabriel Byrne a Sergio Castellito per il ruolo del terapeuta, con Kasia Smutniak, Guido Caprino, Irene Casagrande, Valeria Bruni Tedeschi, Barbara Bobulova, Adriano Giannini nel ruolo dei pazienti, Valeria Golino come moglie di Castellitto e Licia Maglietta mentore e terapeuta del protagonista. Non proprio un cast da fare impazzire, con diversi nomi stonati.

Per quanto riguarda le storie, per ora si sa solo che in linea di massima seguiranno la stagione 1 della serie americana; alla debuttante e giovane Casagrande verrà quindi affidato il ruolo della Wasikowska, forse il più difficile e forse non a caso affiancata da una madre (si presume opprimente), Valeria Bruni Tedeschi, su cui appoggiare buona parte della recitazione. La Smutniak sarà la dottoressa innamorata di Castellitto; il loro plot dovrà reggere sostanzialmente l’intera stagione, ma il rischio di “sceneggiata” è dietro l’angolo, così come per tutti gli altri personaggi.

Sicuro sarà che copiare dall’inizio alla fine le puntate americane porterà ad una sconfitta disonorevole ma poco fragorosa il team creativo, nessuno se ne accorgerà.

Non essendo il prodotto di partenza troppo accattivante (In Treatment, a scatola chiusa, può sembrare una noia mortale, rendendo quindi doppia la deflagrazione dei vari climax) per il pubblico e gli sponsor italiani è stata data in pasto la “pillola dorata” della regia affidata a Saverio Costanzo, nome di richiamo per gli intellettualoidi radical-chic, gli ignoranti e i media generalisti, nonostante il suo apporto (si spera) sarà nullo.

Staremo a vedere, il conto alla rovescia è iniziato.

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