feb 082013
 

 

 

Non solo si parla spesso di cervelli in fuga dalle università italiane, ma una recente statistica mostra come ben pochi siano gli studenti stranieri che vengono in Italia a fare un corso di Master o Dottorato. Si dice che l’università italiana non “faciliti” l’arrivo di studenti stranieri. Sarà vero?

Essendo alla fine di un PhD in legge presso un’ università londinese, l’estate scorsa decido di fare domanda a un’università italiana per un dottorato in Economia e Scienze Sociali. Il Bando di Concorso – in inglese – offre “A Bursary for a three year Doctorate”. Come “International Candidate” devo sottomettere una “Research Proposal”, un “Personal Statement” e compilare un “Application Form” sul sito in inglese dell’università. Vengo  selezionata per un’intervista via video link, dove, al momento in cui mostro il mio passaporto italiano, un membro della commissione mi apostrofa in tono perentorio e quasi di rimprovero che “the interview MUST be in English”, cosa peraltro inutile visto che stavo già parlando inglese. Supero con successo l’intervista e il mio nome appare nella graduatoria di quelli che hanno vinto la borsa per il dottorato in Economia sulla pagina – in inglese – dell’università in questione.

Quindi, dopo tutto questo fiorire di documenti e di interviste obbligatoriamente in inglese, e dopo oltre un mese e mezzo dalla pubblicazione della graduatoria, ricevo, in grande stile italiano, una raccomandata con ricevuta di ritorno, che mi è semplicemente messa nella buca delle lettere col cartellino ancora attaccato. Infatti il postino non avrà saputo che farci con quel cartellino rosso; la ricevuta è scritta in italiano e francese, lingue che non sono tra i requisiti per poter lavorare per la Royal Mail, e non ha il “postage” per essere rimandata in Italia. Non ci avevano pensato che la raccomandata con ricevuta di ritorno funziona solo entro i confini italiani? Un’email non sarebbe forse stata più efficiente? La apro e, con mia grande sorpresa, noto che la lettera è in italiano! Come a me è stata spedita anche a tutti gli altri studenti internazionali che provengono da ogni parte del mondo, e c’è da chiedersi cosa loro abbiano capito. La lettera non è solo scritta in italiano, ma è scritta in un italiano burocratico incomprensibile.

La lettera richiede che “Le SS.LL, idonee e aventi diritto, sono invitate a presentare RIGOROSAMENTE ENTRO 10 GIORNI dal ricevimento della presente….” (A questo punto mi immagino  i miei colleghi, che avevano ammesso all’intervista di non conoscere una parola di italiano, mettere questa frase in un traduttore online e leggere ” The SS.LL suitable and having right (…) of having received the present“….Probabilmente immaginando quale sarà questo “present” – questo regalo – forse la borsa di studio stessa? )

L’università vuole “rigorosamente entro dieci giorni” i seguenti documenti:

  • Il modulo online, stampato, compilato, firmato e spedito per raccomandata (e dagli!) unitamente a:
  • Una marca da bollo da Euro 14.62; (un’immortale istituzione italiana che non ha equivalenti all’estero – dove la comprano gli “International Students” nei loro paesi?);
  • La ricevuta del versamento postale di Euro 150; (impossibile da farsi essendo all’estero)
  • La traduzione in italiano fatta da un’ “Ambascia” [sic] della laurea conseguita all’estero; (in 10 giorni? Mai stati all’”Ambascia” Italiana a Londra? E dopo tutti i documenti in inglese dei candidati che si sono letti, hanno davvero bisogno che gli si traduca “First Class Honours”?)
  • Una copia del permesso di soggiorno; (prova che la lettera in questione è stata mandata a tutti e non solo a me che sono italiana)
  • Il codice fiscale; (altra immortale istituzione italiana che non ha equivalenti all’estero e che gli stranieri non possono avere).

Oltre all’arzigogolata burocrazia, il modulo online è scritto in un italiano di stile borbonico ed è pieno di termini legali e riferimenti ad articoli della Costituzione Italiana, – che, per inciso, gli “International Students” non possono, né sono tenuti a conoscere -  e minaccia “sanzioni penali” a chi non osserva i suddetti sconosciuti Articoli della Costituzione Italiana.

Gli studenti devono anche inviare una copia del permesso di soggiorno. Immediatamente penso a uno dei miei colleghi candidati – chiamiamolo Ahmed – che vive in un paese del medio oriente correntemente flagellato dalla guerra, il quale deve immediatamente volare in Italia – sotto le feste natalizie – fare domanda per il permesso di soggiorno, ottenerlo “rigorosamente entro 10 giorni”, e mandarne una copia all’università e perdipiù con il codice fiscale!!! Questo ovviamente se la raccomandata con ricevuta di ritorno è riuscita a farsi strada tra i bombardamenti e raggiungere Ahmed…

Il minaccioso modulo richiede anche che: “Il/la sottoscritto/a (…) dichiara di essere impiegato pubblico e di aver chiesto istanza di congedo straordinario (…) e che le gravidanze sopraggiunte successivamente al conseguimento del suddetto titolo di studio sono n. ….. .”

“Gravidanze”???

Smarrita, scrivo immediatamente una lunga email all’università, chiedendo spiegazioni sul cambio repentino della lingua e chiedendo anche – tra altre cose – perchè mai dovrei dare dettagli delle mie gravidanze. Ottengo una risposta dopo oltre un mese (quindi “i rigorosi dieci giorni” sono già ampiamente passati) e alle mie domande ricevo  le seguenti pseudorisposte in un’email – in inglese! – dal tono altamente stizzito:

  • “Our official language is Italian and our official documents are in Italian too. Your language is also Italian, isn’t it?”
  • “The details of your pregnancies are due, according to the call, in order to obtain the scholarship”.

L’università Italiana, tanto avvezza a usare Articoli della Costituzione nei suoi documenti, ha mai sentito parlare della Convenzione Europea sui Diritti Umani e specificamente del Protocollo 12? L’Italia è in Europa, isn’t it?

Di conseguenza, e dopo aver perso sei mesi del mio tempo, decido di rinunciare alla borsa e restare nel Regno Unito.

(Il nome dell’Università responsabile di questa farsa è stato omesso solo per rispetto al personale docente, il quale, non solo non sembra avere voce in capitolo, ma è anch’esso vittima di questa burocrazia Borbonico-sovietica).

 Lascia un commento

Connect with Facebook