Feb 112013
 

Popolo d'Italia, 11 febbraio 1929

L’11 febbraio del 1929 venivano firmati i Patti Lateranensi fra Benito Mussolini e il cardinale Pietro Gasparri rappresentante della Santa Sede. Nel maggio  dello stesso anno il parlamento fascista ratificava il trattato con 316 si e 6 no. Fra questi quello del filosofo Benedetto Croce.

Mussolini – che per Pio XI fu “l’uomo che la Provvidenza ci ha fatto incontrare” – nel suo discorso alla Camera ebbe, tra l’altro, a dire:

Ho molto riflettuto su questa formula [la cavouriana Libera Chiesa in Libero Stato. n.d.a.]; ma io credo che lo stesso Cavour non si rendesse conto di che cosa, in realtà, questa formula potesse significare. Libera Chiesa in libero Stato! Ma è possibile? Nelle nazioni cattoliche, no. Le nazioni protestanti hanno risolto il problema, facendo in modo che il capo dello Stato sia anche il capo della loro religione, e hanno costituito la Chiesa nazionale. V’è un solo paese, fra quelli di razza bianca, dove la formula cavouriana sembra aver trovato la sua applicazione: gli Stati Uniti. Là veramente lo Stato è libero e sovrano, e le Chiese sono libere, ma perché? Perché, come ha detto uno studioso di questi problemi, negli Stati Uniti c’è un polverio di religioni per cui lo Stato non ne può scegliere nessuna, né proteggerne alcuna“.

Nel 1948 i costituenti receperino in toto l’eredità fascista dei Patti Lateranensi inserendoli nell’art. 7 della Costituzione. Nel 1984 furono rivisti dall’allora governo Craxi che lasciò immutata, in buona sostanza,  la natura degli accordi stessi e introducendo l’8×1000 quale forma di finanziamento. Una formula, questa, tutta sbilanciata a favore della chiesa cattolica rispetto alle altre confessioni religiose e allo stesso stato.

I Patti Lateranensi, è opportuno ricordarlo, sono l’unico trattato internazionale la cui revisione deve essere accettata da entrambi i contraenti. Con essi si chiuse la questione romana ma si aprì il dolente capitolo di uno Stato che, pur professandosi costituzionalmente laico, intrattiene un rapporto privilegiato – economico, legislativo, sociale, politico – con una sola confessione religiosa.

Un dolente capitolo che dura da 65 anni.

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