mar 162013
 

moon-gerty-crying

Uscito nel 2009, produzione indipendente ma neanche troppo, il Moon di Duncan Jones ottenne notevole visibilità per le vittorie di festival minori, come primo film diretto dal figlio di David Bowie e per essere un film di fantascienza a basso costo (affermazione che dovrebbe essere tradotta in “film di fantascienza senza essere un blockbuster”). Il successo al botteghino ha poi portato Bowie Jr. ad essere opzionato nel 2011 per (questa volta sì) un blockbuster di fantascienza , Source Code (del quale non si registra memoria in alcuno), ma soprattutto a vedersi affidata la regia dell’ “ambito” progetto cinematografico di Warcraft, adattamento del videogioco leggendario nel mondo ludico-informatico dove vedremo orchi e umani darsene di santa ragione.

Le buone notizie personali per il regista non sono però andate di pari passo con l’affermazione del proprio nome a livello internazionale, impossibilitandogli ancora di allontanarsi dall’etichetta del “figlio di”. D’altra parte, Moon, dopo gli elogi della stagione 2009-2010 sarebbe ben presto finito nel dimenticatoio se non fosse stato per un regista italiano, tale Patrick Rizzi, che ha deciso di denunciare in rete Jones per aver copiato l’italiano Eutamnesia, girato da Rizzi una decina di anni prima.

Purtroppo per Rizzi, lo stesso filmato, fatto girare su internet per denunciare lo scippo, contiene già la vincente arringa finale difensiva di Jones.

“la trama dei due film è la stessa: un uomo delegato da una compagnia lavora solitario su un pianeta deserto [..]. In realtà egli è un clone [..]. La sostanziale differenza tra le due storie è che: il protagonista di Moon scopre di essere un clone”

(Hai detto poco!)

Nonostante il Moon di Jones sia veramente il classico film del “figlio di”, notevolmente sopravvalutato e perfetto materiale di studio per l’ottima campagna pubblicitaria realizzata prima e dopo l’uscita (e questa diatriba potrebbe essere l’ennesima trovata), la tesi accusatoria di Rizzi è paragonabile all’affermare che la crema di cioccolata e la Nutella sono la stessa cosa solo che la seconda ha le nocciole (similitudine morettiana, visti i tempi ecclesiastici, che farà imbestialire qualcuno del blog).

Per avvallare la propria linea accusatoria Rizzi utilizza una serie di paragoni di scelte narrative; cosa lecita ma del tutto lontana dal plagio e neanche molto vicina al concetto di saccheggio. Seguendo questa deriva si finirebbe coll’assentire che tutti i film western sono copiati da “Assalto al treno” di Porter del 1903.

Jones ha sicuramente tratto, volutamente o casualmente, dal film di Rizzi alcuni elementi narrativi (forse persino il primo atto – senza contare tutti gli altri film da cui “prende in prestito”), ma la sua scelta di far scoprire al proprio protagonista di essere un clone porta il film a viaggiare su un piano parallelo ma completamente diverso da Eutamnesia (un po’ come la trama di Ritorno al futuro II).

Le cose che più lasciano da pensare in tutta questa vicenda sono l’atroce puzza sotto il naso di Jones (che ha realizzato un film mediocre spacciato per capolavoro; in realtà avrebbe potuto osare di più) e la convinzione di Rizzi che 5, 6, 100 inquadrature siano più cinematograficamente importanti, e scindibili, degli sviluppi narrativi, morali e simbolici di un copione.

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