mar 252013
 

shit twitter

Marco Travaglio dal suo blog passa in precisa e puntuale rassegna la miseria degli interventi di una parte dei visitatori della sua pagina Facebook e del suo sito.
Titola: «Ma, oltre a scrivere, ogni tanto vi leggete?» aprendo l’articolo così: «Più leggo certi commenti sulla mia pagina Facebook e sul mio blog, più mi viene voglia di chiuderli e di dare ragione a chi paragona i social network alle pareti dei cessi pubblici». Per chiuderlo così: «Parafrasando un celebre titolo di “Cuore” sul mitico “uomo della strada”, è ora di riconoscere che molte volte anche il mitico “popolo del web” è una bella merda».

Nulla di inedito. Qualcuno ricorderà, se almeno cinquantenne, l’esperimento sociale e antropologico di Radio Radicale che a metà degli anni Settanta aveva aperto i microfoni h24 alle telefonate di chicchessia che trasmetteva in diretta e senza censura. Il tema era libero, l’anonimato concesso, unica limitazione quella temporale. Nella stragrande maggioranza gli interventi furono caratterizzati da sintassi concitata e indecifrabile; quel poco che si comprendeva erano bestemmie, turpiloqui, non mancavano rantoli a commento di masturbazioni fatte in presa diretta, simulate e reali – quelle finte si riconoscevano per l’enfasi eccessiva del gemito -, latrati selvaggi, ingiurie feroci al governo, ai partiti, all’universo, ai Radicali che li ospitavano. Solo una minoranza degli intervenuti aveva detto “la sua” evitando l’osceno che imperversava emancipandosi da quel clima deumanizzato.

Il latrar selvaggio era tale che se ne era semplicemente preso atto. Impensabile invitare chicchessia al rispetto di procedure concettuali logiche, a movenze fondative e deduttive corrette, a tracciati argomentativi lineari, a costrutti dimostrativi sensati. Chicchessia è la folla e la folla non pensa.

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