Apr 142013
 

LucasArts

Usciamo dal consueto mondo cinematografico televisivo per una piccola parentesi all’interno del videogame, ma un videogame del tutto particolare.

Grazie ai soldi guadagnati con i Guerre Stellari e con il primo Indiana Jones, George Lucas fondò nel 1982 la LucasArts.

Cinque anni dopo la LucasArts rivoluzionò totalmente il mondo videoludico: era il 1987 quando il mondo conobbe il sistema SCUMM (Script Creation Utility for Maniac Mansion) con l’uscita del videogioco Maniac Manson dove, in una costante parodia di film horror di serie B, fra ironia, umorismo e demenzialità (ma soprattutto enigmi da risolvere), il protagonista doveva salvare la propria ragazza dalle grinfie di uno scienziato pazzo. Iniziò così l’era delle “avventure grafiche”.

Tipologia di gioco già esistente da parecchi anni, l’avventura grafica era sostanzialmente un libro infinito, con diverse soluzioni possibili ad ogni bivio della storia. Con lo sviluppo della grafica (e del sistema SCUMM) si trasformò da libro a film, dove al giocatore venne data la possibilità di “scrivere” personalmente la sceneggiatura all’interno di una serie imprecisata di opzioni definite dai veri sceneggiatori del racconto.

Lo stile LucasArts divenne in poco tempo inconfondibile e spopolò per tutti gli anni ’90, alternando storie di alieni (Zack McKracken), druidi e maghi (Loom), viaggi nel tempo per salvare la storia (Day of the Tentacle), polizieschi road movie (Sam & Max), motociclisti in futuri apocalittici (Full Throttle), missioni spaziali (The Dig), diverbi nelle terre dei morti (Grim Fandango) ma soprattutto avventure di pirati impossibili (Monkey Island) e trasposizioni della saga di Indiana Jones.

Queste ultime due produzioni sono considerate dei Vangeli per molti giovani trentenni e quarantenni di oggi; come i Goonies, storie che hanno segnato un’epoca, ma soprattutto grandi esercizi di scrittura, al punto tale che quando si iniziò a vociferare del quarto capitolo cinematografico di Indiana Jones, la speranza di una trasposizione in pellicola di quell’indimenticabile Indiana Jones e il destino di Atlantide si diffuse per il pianeta. Per aumentare l’attesa e l’impatto al botteghino, la stessa produzione coltivò per mesi quest’aspettativa; diversi siti internet iniziarono a diffondere l’immaginario cast, creando infine non poca delusione in molti spettatori al momento dell’uscita del regno dei teschi di cristallo.

Con lo sviluppo spasmodico della grafica e l’arrivo delle consolle non ci fu più spazio per le avventure grafiche. La storia venne sacrificata a favore dell’effetto visivo e anche la LucasArts dovette adeguarsi pur continuando a produrre saghe di notevole spessore.

Pochi mesi fa la Disney ha proposto un’offerta a Lucas per l’acquisto dell’intera compagnia. Da anni disinnamorato della propria creazione, non più fabbrica di storie, Lucas ha accettato. In molti hanno creduto fosse arrivato il momento del rilancio della LucasArts, grazie ai soldi della grande compagnia, invece, notizia della scorsa settimana, l’operazione non è stata altro che una strategia industriale per eliminare uno scomodo concorrente dal mercato.

La LucasArts chiude, con tutte le sue storie raccontate e da raccontare. Sarebbe bello se qualcuno, un giorno, scrivesse un film su quei produttivi anni Novanta.

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