mag 172013
 

grafico_8x1000

 

  •  Falso è che l’8×1000 si possa destinare alla Ricerca, alle associazioni no-profit,  a quelle umanitarie e di volontariato. Sarebbe una buona cosa, ma non è possibile. Chi lo pensa confonde 8×1000 con il 5×1000, meccanismi totalmente indipendenti e diversi. L’8×1000 infatti riguarda solo alcune confessioni religiose più lo Stato.
  • Falso è che se non si esprime la propria preferenza, i soldi rimangono a sè stessi o allo Stato. Se non si esprime preferenza, i soldi vengono comunque assegnati ma con il famoso meccanismo che premia chi riceve più firme, mostrato in precedenza con un video.
  • Falso è affermare che l’ampio miliardo di euro ricevuto dalla Chiesa Cattolica (ad esempio nel 2012), sia esclusivamente conseguenza di una libera scelta espressa dei cittadini. A esprimersi infatti ogni anno è una parte di popolazione molto inferiore alla maggioranza. Questo tipo di dati sono di difficile reperimento e soprattutto ritardati di anni, ma ad esempio quelli disponibili  rivelano che dal 1990 al 2007 la media degli italiani che ha destinato la propria quota si aggira attorno al 42%. Pare evidente dunque che la maggior parte della quota di 8×1000 non viene attribuita in base a espressa volontà dei cittadini. Le quote del rimanente 58% non rimangono allo Stato e usare, ad esempio, per alleggerire tasse o risolvere situazioni dei cittadini, ma vengono comunque destinate con il famoso meccanismo che premia chi riceve più firme e fa raggiungere cifre come appunto quell’ampio miliardo di euro. Essere contrari a questo meccanismo non è dunque una lotta alla libertà di scelta, ma semmai proprio il contrario. Sarebbe molto più democratica la ripartizione soltanto delle quote derivanti da scelte espresse in tutta trasparenza e libertà.
  • Falso è affermare che ci sia una via d’uscita per chi non vuole firmare per nessuna confessione religiosa (basti pensare ai non credenti) e al tempo stesso non vuol destinare i propri soldi allo Stato . Stato che con comportamente ambigiuo e spesso eticamente discutibile   non rivela prima le destinazioni d’uso. Destinazioni che, spesso, sono state indirizzate a interventi religiosi o di rifinanziamento di missioni militari all’estero. Perché un non-credente dovrebbe affidarsi ad una confessione religiosa? Oggi una persona in tale situazione, ad esempio, l’unica cosa che può fare è scegliere una confessione religiosa che dichiara prima di destinare poi tutto in opere sociali e di carità senza destinazioni a culto e clero. Un raro esempio, in tal senso, viene dato dalla Chiesa Valdese.
  • Falso è che i soldi ricevuti dalla Chiesa Cattolica ogni anno siano completamente o in maggioranza destinati a opere di carità. Ad esempio dell’ampio miliardo di  euro assegnato alla Chiesa Cattolica per il 2012, solo il 22% è destinato a interventi caritativi (11% alle diocesi per la carità, 7% interventi caritativi Terzo Mondo, 4% esigenze di rilievo nazionale). Tali dati, insieme agli altri disponibili nell’immagine grafica, provengono dal rendiconto disponibile sul sito 8×1000 del Servizio per la Promozione del Sostegno Economico alla Chiesa Cattolica.
  • Falso è che non si possa intervenire subito sull’8×1000. Se è vero che l’argomento rientra nel Concordato e quindi è di difficile abrogazione senza una maggioranza fortemente e decisamente laica, è al tempo stesso vero che la legge vigente offre delle possibilità. La legge n° 222/85 prevede esplicitamente al suo art. 49 una revisione delle quote al termine di ogni triennio successivo al 1989 al fine di predisporre eventuali modifiche. Ciò non accade, nonostante appunto sia una palese violazione della legge e soprattutto nonostante si siano verificate in questi anni consistenti variazioni delle quote: nel 1990 infatti alla Chiesa Cattolica è stata assegnata una quota di 8×1000 pari a 210 milioni di euro. Nel 2012 si è arrivati ad 1.148 milioni. Quindi una quota ampiamente quintuplicata
  • Falso è che lo Stato abbia una posizione laica super partes in materia. Lo dimostrano le destinazioni d’uso spesso religiose degli ultimi anni, ma anche ad esempio la mancanza sui media di spot pubblicitari come fa la Chiesa Cattolica per ricevere più firme, oppure le difficoltà che incontrano alcune confessioni religiose fuori dal meccanismo ad entrare a far parte dello stesso.

(grafico: Laicità dello Stato)

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