Mag 252013
 

oilCi aveva anche provato, la settimana scorsa, l’Unione Europea a mettere al bando le classiche oliere da ristoranti e affini, per sostituirle con bottiglie d’olio monouso ed etichettate, con tappo antimanomissione.

Il motivo? Ufficialmente la tutela del consumatore, il quale con l’oliera anonima rischia di vedersi rifilare da quei (ci si augura) pochi disonesti un oliaccio che nemmeno il meccanico all’angolo… Del resto, è capitato a tutto di guardare con sospetto la trasparente ampolla contenente un liquido a volte verde alieno, altre e ben più frequenti volte giallo radioattivo. La proposta dell’UE – seppure chiaramente “oliata” dai paesi in prima linea nella produzione di olio d’oliva – era se non altro una mossa nella giusta direzione verso una maggior chiarezza e trasparenza dei prodotti che consumiamo fuori casa.

Invece, dopo una settimana l’UE si ritrova costretta a fare retromarcia e a ritirare la proposta, a causa di una divergenza di opinioni tra i paesi sostenitori (tra cui, per l’appunto, i maggiori produttori di olio d’oliva, Italia in primis) e i “bastian contrari”, prevalentemente nordeuropei. C’è un detto inglese: the squeaky wheel gets the grease. Chi più si lamenta, meglio viene servito. Nel caso in questione, a essere oliati sì, ma con olio per ruote, alla fin fine sono sempre i consumatori.

Un vero peccato, insomma, che ancora una volta gli interessi di chi l’Europa la popola siano stati messi in secondo piano, ma un rammarico ancora più profondo lo trasmette la constatazione che  – come in molte altre occasioni – il tirare l’acqua al mulino del proprio orticello si dimostri ben più importante del sentirsi parte di una comunità.

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