mag 022013
 

Comunione e Liberazione

Comincia con un clamoroso strafalcione istituzionale l’avventura nel governo di Maurizio Lupi insieme con Mario Mauro, uno dei due esponenti di Comunione e liberazione inseriti nell’esecutivo che si è presentato alle Camere per chiedere la fiducia. «Sono stato eletto ministro del governo Letta. Grazie a tutti voi per l’affetto e la stima di queste ore». I ministri non sono “eletti” da alcuno, bensì nominati dal Capo dello Stato, ma forse l’annuncio nel sito internet del parlamentare del Pdl è frutto dell’entusiasmo del momento. Capita. Anche ai più scafati ed esperti, nei momenti di emozione. E i due membri del movimento fondato da don Luigi Giussani certamente esperti lo sono, e sono anche considerati tali, visti i ministeri che sono stati loro assegnati: le Infrastrutture a Lupi, la Difesa a Mauro.

La caduta del Celeste. I mesi scorsi per Comunione e liberazione sono stati politicamente devastanti. Prima il crollo di Roberto Formigoni, costretto da scandali e inchieste giudiziarie a lasciare prima la presidenza della Regione Lombardia. Poi per il “celeste” è apparso il rischio di perdere anche la poltrona dalla quale aveva giurato di non alzarsi mai: quella di commissario straordinario per l’Expò di Milano 2015. Evento il cui giro d’affari tra appalti con denaro pubblico e indotto è stimato (dalla società di gestione stessa) attorno ai 25 miliardi di euro. Il governo uscente ha deciso che il nuovo commissario verrà scelto dal prossimo governo, e Formigoni respira aria brutta, tanto che il suo commento alla notizia è stato: «Auguri e figli maschi», parole di chi sa di essere prossimo a ricevere un nuovo siluro politico, questa volta forse definitivo.

Lupi ministro agli appalti grandi e piccoli. La perdita del fortino lombardo, passato ai nemici della Lega, è stato un colpo pesante per Cl, che con la sua associazione di imprese, la Compagnia delle opere, 35mila gli affiliati, produce un giro d’affari di circa 70 miliardi di euro l’anno, in gran parte frutto di commesse pubbliche. Basti dire che la sola Regione Lombardia ha garantito, lo scorso anno, appalti per quattro miliardi di euro alle aziende legate a Comunione e liberazione. Ma la scelta dei ministri compiuta da Silvio Berlusconi ed Enrico Letta, ed avallata da Giorgio Napolitano, ha dato ampio ristoro a Cl.

Opere pubbliche e affari. Il dicastero delle Infrastrutture e dei trasporti è di fatto il ministero delle opere pubbliche, grandi e piccole, degli appalti. Ponte sullo Stretto, Expò, ricostruzione in Abruzzo dopo il terremoto, appalti per le autostrade, settore nel quale le aziende cielline sono in prima fila. Le sole imprese venete guidate da Piergiorgio Baita (Adriatica Costruzioni e Mantovani), costruttore da poco finito in carcere per frode fiscale e irregolarità, hanno negli anni scorsi costruito il Passante di Mestre, e hanno i contratti pubblici per il Mose, la contestata barriera che dovrebbe proteggere Venezia dall’acqua alta. Va considerato che le aziende venete della Compagnia, nel nuovo governo, possono contare anche su un altro ministro certo non ostile: Flavio Zanonato, del Pd, sindaco di Padova e mai nemico del fronte imprenditoriale cattolico della sua regione. Nella sola città di Padova, gli appalti pubblici affidati alla Coop Giotto, affiliata alla Compagnia, lo scorso anno erano pari a dieci milioni di euro, anche se non tutti affidati dal Comune, ma anche da altre istituzioni pubbliche.

Difesa, ministero poco militare e tanto di spesa. L’altro esponente di Cl piazzato nel governo Letta è Mario Mauro, il ciellino che dopo il salto dal Pdl al partito di Mario Monti, è riuscito ad incassare un ministero che non è tanto “militare” quanto si potrebbe pensare, ma prevalentemente di spesa che si divide in mille e mille rivoli, alcuni dei quali diventano però dei veri e propri fiumi in piena.
Il bilancio di previsione del dicastero per il 2013 è di 21 miliardi e 200 milioni, destinato a rimanere più o meno uguale anche nel 2014 e 2015. La voce di spesa più pesante è quella per l’acquisto dei caccia F35, il cui costo per l’Italia – spalmato in diversi anni – sarà ben superiore ai 17 miliardi stimati, certamente supererà i 20 e, secondo il Sole 24 Ore, potrebbe persino sfiorare i 40. Ma questo è il capitolo più evidente, mentre il denaro scorre sottotraccia in una infinita serie di contratti grandi e piccoli. Acquisto di divise, scarpe e attrezzature per i militari, di elicotteri e veicoli blindati, di pezzi di ricambio e carburante. Poi tende, teli, pulizia delle caserme e mense, computer e software, navi da guerra, munizioni e tutto ciò che può servire alle forze armate ed ai loro uffici. Tutte spese da appaltare a fornitori esterni.

Il regime speciale dei contratti della Difesa. Gli appalti della Difesa godono poi spesso di un regime speciale, che assicura al ministero la possibilità di scegliere l’azienda senza troppe formalità. Basta sfogliare le carte per vedere che centinaia di milioni l’anno, pur se divisi un numero enorme di tranche a volte molto piccole (anche poche decine di migliaia di euro, ma ripetute), vengono distribuiti senza gara, con affidamenti diretti, in virtù di una supposta “urgenza” che permette di evitare complicati bandi pur rispettando la legge.

Gare bypassate legalmente. Ma è possibile bypassare le gare anche per cifre assai più importanti. Il “trucco legale” è esposto anche nel Bilancio 2013, dove si spiega che le spese per le «funzioni non direttamente collegate ai compiti di difesa militare» seguono un regime diverso da quello degli appalti pubblici. In sostanza, quando si tratta di appalti e contratti “in ambito Nato” o necessari per le missioni italiane all’estero (come Afghanistan, Libano e Balcani) seguono le regole semplificate stabilite dall’Alleanza Atlantica, anche se la legge italiana chiede in maniera blanda e vaga di rispettare comunque la “trasparenza” della spesa pubblica. È questo il ministero-bancomat affidato a Mario Mauro, mentre Maurizio Lupi si aggiudica il ricco piatto delle Infrastrutture.

Lo zuccherino per dimenticare i guai di Roberto. Il lutto politico per la caduta di Formigoni e la mancata elezione al pontificato del cardinale di Milano Angelo Scola (vicinissimo al movimento e alla Compagnia delle opere) è stato presto superato: nell’ultima domenica di aprile, alla vigilia del maggio dedicato dai cattolici alla Madonna, le campane di Cl suonano a festa per la nomina dei due cardinali laici del governo Letta.

Marco Mostellino per Lettera43

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