mag 112013
 

Sir Alex Ferguson

Emozionato come un ragazzino, Sir Alex Ferguson, lascia la squadra che ha allenato negli ultimi 27 anni. In fondo, riconosce che non si è immortali, nonostante il suo spirito innovativo e i numerosi successi anche in età avanzata, che gli avevano dato la sensazione di esserlo. Dice addio, con l’ennesimo scudetto in tasca e con l’indissolubile affetto dei tifosi, che lo considereranno sempre un mito. Perché questo è l’aggettivo più giusto per descrivere un uomo arrivato nel lontano ’86, in una Manchester a secco di titoli da trent’anni, ferma ai gloriosi Anni 60 in cui George Best e Co. avevano trionfato in Inghilterra e in Europa.

Mentre gli arcirivali del Liverpool dominavano, Manchester era sull’orlo del baratro, mentre accoglieva il giovane Alex in panchina, reduce solamente da un ciclo di vittorie col piccolo Aberdeeen. È partita da quel giorno la storia di un allenatore, che, nonostante le difficoltà degli inizi, ha mantenuto la sua squadra ai massimi livelli per 27 anni. In quest’arco di tempo i massimi campioni sono passati alla sua corte. Il talento cristalliano di Rooney, il genio e la sregolatezza di Cantona, la potenza devastante di Cristiano Ronaldo, la classe e l’eleganza di Beckham. Tutti talenti gestiti con pazienza, che sono stati forgiati dalla saggezza e dal carattere duro di Sir Alex. Campioni scoperti grazie all’inconfutabile fiuto di Ferguson, e non con le valanghe di milioni spesso utilizzate da arabi e russi. Al principio del millennio sono stati loro a entrare nel calcio inglese per cercare di interrompere l’egemonia del baronetto scozzese, che invece, restando aggrappato alla tradizione vincente, è rimasto sempre a galla. Anni in cui gli unici ad affiancarlo sono stati gli “Highlander” Scholes e Giggs, simboli di una continuitá unica nel calcio inglese.

Durante il regno di Sir Alex, molti hanno cercato di sottrargli la corona, ma pochi ci sono riusciti. L’unico a fermare la dittatura incontrastata dei Red Devils e ad avere il coraggio di affrontarlo in certi storici battibecchi, che hanno preceduto i loro incontri, è stato Mourinho. La sua boria e la sua presunzione, nel punzecchiare Ferguson durante gli scontri in tv, erano emblematiche, a confronto con la solita, inconfondibile calma e sicurezza del grande signore scozzese.

Le caratteristiche principali di Ferguson sono state il suo spirito innovativo e la sua grande capacità di cambiare al momento opportuno. E i due momenti memorabili nella carriera di Sir Alex, i successi nelle finali di Champions. La prima, nel 2000, vinta contro il Bayern Monaco rimontando lo svantaggio nei minuti di recupero. La seconda, nel 2008, vinta ai rigori dopo un’emozionante 1-1, nei tempi regolamentari. In queste due sfide c’è un condensato di ciò che ha distinto le squadre di Ferguson: la grinta, la determinazione, la capacità di non mollare mai e anche un po’ di fortuna. Ciò che l’intero mondo del calcio augura al suo successore. Ma per eguagliare le vittorie di Sir Alex, ce ne vorrà davvero tanta.

(fonte: HuffPost)

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