mag 012013
 

1° Maggio 1886. Quel giorno cadeva di sabato, allora giornata lavorativa. Ma in dodicimila fabbriche degli Stati Uniti 400.000 lavoratori incrociarono le braccia per la conquista della giornata lavorativa di otto ore.

Nella sola Chicago scioperarono e parteciparono al grande corteo in 80.000. Tutto si svolse pacificamente. Ma nei due giorni successivi scioperi e manifestazioni proseguirono e nelle principali città industriali americane la tensione si fece sempre più acuta. Il lunedì, sempre a Chicago, la polizia fece fuoco contro i dimostranti radunati in Haymarket Square davanti alla fabbrica di macchine agricole Mc Cormik, provocando quattro morti fra i dimostranti e sette morti, per fuoco amico, fra le forze di polizia. Per protesta fu indetta una manifestazione per il giorno successivo, durante la quale, mentre la polizia si avvicinava al palco degli oratori per interrompere il comizio, fu lanciata una bomba. I poliziotti aprirono il fuoco sulla folla. Alla fine si contarono otto morti e numerosi feriti.

Il giorno dopo, a Milwaukee, la polizia sparò contro i manifestanti (operai immigrati polacchi) provocando nove vittime. Una feroce ondata repressiva si abbatté contro le organizzazioni sindacali e politiche dei lavoratori, le cui sedi furono devastate e chiuse e i cui dirigenti vennero arrestati. Per i fatti di Chicago furono condannati a morte otto noti esponenti anarchici (due americani, un immigrato inglese e cinque immigrati tedeschi) malgrado non ci fossero prove della loro partecipazione all’attentato. Due di loro ebbero la pena commutata in ergastolo, uno venne trovato morto in cella, gli altri quattro furono impiccati in carcere l’11 novembre 1887.

Il processo, nelle Università americane, viene indicato agli studenti di giurisprudenza come uno dei più gravi casi di malagiustizia nella storia degli Stati Uniti.

Dal 1890 il ricordo dei “martiri di Chicago” rivive nella giornata ad essa dedicata: il 1° Maggio.

 Lascia un commento

Connect with Facebook