Giu 012013
 

rubrica di interviste a giovani mestieranti dell’audiovisivo

RIFF - Rome Independent Film Festival

“Autore” nel linguaggio cinematografico è spesso e volentieri, soprattutto in europa, un termine abusato, che in realtà non vuol dire assolutamente niente e determina nel beneficiario una sorta di aurea con cui erigersi qualche livello sopra il normale volgo. Senza considerare poi che per giudicare una persona come “autore” forse dovrebbero trascorrere anni e susseguirsi lavori per avere una panoramica molto più ampia del quadro che si sta cercando di dipingere senza inutili arrampicate sugli specchi. Per ora quindi soffermiamoci a parlare di mestieranti, o meglio, di aspiranti mestieranti che sgomitano per emergere nel mondo audiovisivo e che aspettano solamente la propria occasione per fallire o avere successo.

Inauguriamo questa rubrica sui “giovani” spasimanti in cerca di un mecenate con uno sceneggiatore romagnolo, Federico Lega, ravennate, vincitore con lo script “Testimone Involontario” del Rome Independent Film Festival (RIFF), il più importante festival in Italia del cinema indipendente internazionale.

La storia presentata racconta di un padre, un giornalaio, alla disperata ricerca di ricostruire il rapporto con l’unico figlio avuto da una moglie che ha abbandonato entrambi anni addietro. Un rapporto andato distrutto dopo che lo stesso genitore ha denunciato il ragazzo (responsabile del coordinamento di un vasto giro di droga per nome di un noto trafficante “irraggiungibile” dalle forze dell’ordine) nel tentativo di sottrarlo ad uno stile di vita malavitoso e destinandolo agli arresti domiciliari da trascorrere nell’unica abitazione disponibile: in casa, col padre.

SM: Come mai questo titolo ?

FL: Mi piaceva l’idea di un personaggio testimone esterno di tutto quello che succede nel mondo, non solo dei grandi eventi, ma anche dei piccoli avvenimenti comuni ad ogni città. Orlando, il protagonista, un giornalaio, è sia l’uno che l’altro, a cui tutti si rivolgono per conoscere novità e pettegolezzi del quartiere. E per un gioco del destino, un incidente automobilistico, da personaggio esterno si trova ad essere catapultato all’interno di tutti questi eventi.

SM: Qual è l’idea di partenza alla base della storia?

FL: Da un punto di vista tematico, il rapporto padre e figlio, che in Italia non viene mai trattato. Fino a che punto può arrivare un padre per tutelare il proprio figlio ?. Da un punto di vista strutturale, invece, la sceneggiatura nasce “per gioco”. In ogni copione c’è un elemento nominato  “incidente scatenante”, ovvero quell’evento che fa iniziare tutta la storia. Io mi son semplicemente chiesto: ma se questo “incidente scatenante” fosse un banale incidente ?

SM: E quindi fin dove si può spingere un padre per tutelare il proprio figlio ?

FL: Il mio protagonista è un fallito, nel senso che ha fallito tutte le prove che è stato chiamato a compiere. Nella vita matrimoniale e nella vita di famiglia. Il suo primo tentativo di tutela del figlio, l’educazione, è crollato miseramente; il secondo, l’iniziale denuncia, gli si è rivoltato contro come un boomerang; il terzo, l’accondiscendenza durante la prigionia, lo sta portando ad essere una sorta di servo ubbidiente. Per il quarto tentativo deve cercare di percorrere una strada del tutto nuova e infrangere un po’ tutte quelle regole che l’hanno portato ad un binario morto.

SM: Quindi, in un certo senso, si deve compromettere.

FL: Esattamente. Come testimone involontario è sempre stato all’esterno e dall’esterno ha giudicato, intoccabile. Ora invece è in ballo e deve ballare seguendo un ritmo che non può decidere lui. E per spiegare metaforicamente questo concetto ho scritto una scena dove si ferisce e inizia a sanguinare e con questo sangue sporca sé stesso e tutto il suo mondo intonso circostante.

SM: Ed è per questo motivo che hai deciso di ambientare la storia in inverno?

FL: Sì, perché da una parte restituiva l’immagine di un mondo “congelato” dentro un sistema di regole e valori che non hanno più senso di esistere (quelli del protagonista, si intende), dall’altra la neve rispecchia l’animo di Orlando da sporcare.

SM: In realtà questo copione è un mix di generi: introspettivo, thriller, gangster movie.

FL: Sì, cerco sempre di miscelare le situazioni, anche se non sempre il risultato è positivo. Sono importanti i dosaggi ed evitare le forzature

SM: Purtroppo, ad oggi, stiamo parlando di un copione, scritto unicamente sulla carta. Lo vedremo mai questo film?

FL: Speriamo, ma non mi faccio illusioni. Con la crisi di questi anni, il RIFF ha perso finanziatori. Una volta riuscivano ad aiutare le opere vincitrici a farsi pubblicità e a trovare produttori. Oggi purtroppo non è più possibile ed ognuno è lasciato un po’ a sé stesso. Ho un buon biglietto da visita però.

SM: Progetti futuri?

FL: Tanti, forse troppi. Sono già in concorso in un nuovo importnate festival con una nuova sceneggiatura scritta insieme ad un collega. Vediamo. Cerchiamo di non mollare e tirare avanti sperando di essere riconosciuti, ma è dura

SM: In bocca al lupo, allora !

FL: Grazie, crepi !

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