giu 192013
 

Durerà, durerà il Movimento Cinque Stelle. Siamo ancora alle piccole ribellioni e il cordone sanitario è fortissimo. Almeno a livello parlamentare. Nell’immaginario elettorale sta inesorabilmente precipitando. La dinamica di un gruppo riunito intorno ad uno è solo all’inizio. Essere adepti, scelti per essere candidati con una quasi scemenza on line, ha garantito a dei perfetti sconosciuti di entrare nelle stanze del potere. L’illusione di cambiare qualcosa ha colpito loro ma soprattutto chi li ha votati. I secondi stanno già al te salutant. Loro non possono, non vogliono. Soprattutto non è previsto. Quando si cede se stessi in nome di uno solo (alla faccia dell’uno conta uno) non c’è scampo. Si deve aderire e abbeverarsi continuamente al verbo del capo. Il dubbio è peccato, è diserzione, è tradimento.

Laiche o cattoliche che siano le comunità, perché il Movimento Cinque Stelle è una comunità, funzionano tutte così. C’è un capo, ci sono gli adepti più fedeli, poi c’è una massa più grande generosa e appagata di farne parte, poi ci sono i processi di iniziazione che rafforzano numericamente e moralmente la comunità. Il capo deve martellare ogni giorno, come fa Grillo, per rafforzare l’unità del gruppo. E se osservo il verbo, una volta aderito, non posso criticare il verbo, perché la comunità muore, non tollera crepe. C’è solo l’allontanamento, l’espulsione, preceduti da tentativi per il ravvedimento operoso, per la denuncia pubblica dell’errore, per il ripensamento. Soprattutto la denuncia pubblica dell’errore fa più forte il movimento, è uno step indispensabile.

Hanno promesso la diretta streaming e invece dei Cinque Stelle non si vede un bel niente. Le cronache parlamentari, quelle degli origliatori di professione, annotano grida, pianti, urla, scuri in volto, fedeli alla linea intolleranti e altro ancora. Ma non si vede niente. E non si deve vedere, perché sarebbe dissacrante, sarebbe la fine, in contraddizione con quanto detto, ma prima. Così lunedì  c’è stato il processo alla senatrice Gambaro, rigorosamente a porte chiuse, rea di aver criticato Grillo.

Non c’è niente di peggio di un comico che si prende sul serio. Perché prima il leader stellato aveva conservato l’ironia e l’autoironia. Fino alla vittoria. Dopo è diventato millenarista, oscurantista e anche qualcos’altro. Ogni volta la critica è un dramma per chi la fa e per l’intero movimento. Ma vi sembra salutare per la democrazia? Sarebbe banale ricordare che le dinamiche sopra descritte sono state tipiche dei regimi comunisti e fascisti, di ogni regime totalitario. Rileggessero i grillini, o leggessero se non l’hanno mai fatto, qualche libro di Hannah Arendt. Avrebbero più rispetto per se stessi e per la democrazia.

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