Giu 042013
 

Europen Court of Human Rights_big

Tre cittadini britannici di fede cristiana, che si consideravano discriminati dai propri datori di lavoro per aver compiuto gesti tra cui il rifiuto di assistere coppie dello stesso sesso in nome delle proprie convinzioni religiose, hanno perso la loro battaglia legale in seno alla Corte europea per i diritti umani. Shirley Chaplin, Gary McFarlane e Lillian Ladele si sono visti rigettare l’appello a Strasburgo, presentato insieme al caso di Nadia Eweida, l’impiegata della British Airways cui è stato riconosciuto il diritto a indossare il crocifisso sul posto di lavoro. I tre pensavano di risolvere analogamente la questione: tuttavia i giudici della Corte hanno rigettato l’istanza, mettendo fine al contenzioso legale. Il successo di Nadia Eweida, che ha ottenuto un risarcimento di 1500 sterline – decisione peraltro ben vista da David Cameron – getta un’ombra sull’opposto giudizio nel caso dei tre cristiani in questione.

Shirley Chaplin, 57 anni, è un’infermiera geriatrica di Exeter che è stata rimossa dal suo impiego dopo essersi rifiutata di togliere il crocifisso dal collo. Il suo caso è stato contestato in quanto il divieto di indossare il crocifisso è stato considerato necessario per l’igiene e la sicurezza dei suoi pazienti. Lillian Ladele, 52 anni, autorità locale, è stata sanzionata dal Consiglio del sobborgo londinese di Islington per essersi rifiutata di condurre cerimonie di unioni civili; Gary McFarlane, cinquantunenne assistente sociale di Bristol, è stato rimosso dall’incarico per aver affermato di non voler fornire aiuto alle coppie omosessuali. La Corte ha stabilito che le azioni dei datori di lavoro di Ladele e McFarlane sono giustificate dall’obbligo di prevenire le discriminazioni nei confronti di chi si rivolge ai servizi civili.

La decisione ha ricevuto il plauso della National Secular Society il cui direttore, Keith Porteous Wood, ha dichiarato: «Fortunatamente il più alto tribunale europeo ha saggiamente seguito molte corti minori e ha rifiutato le richieste di chi usa la coscienza religiosa come asso nella manica per aggirare la legge. La Gran Bretagna protegge già molto fermamente le credenze religiose; le leggi civili avrebbero subito un colpo fatale, specie per la comunità Lgbt. Speriamo che la vicenda metta una pietra sopra i tentativi di piccoli gruppi di attivisti cristiani di ottenere privilegi speciali a spese dei diritti di tutti. Il principio dell’uguaglianza è già stabilito per tutti, inclusi i credenti di tutte le fedi che ora hanno un motivo in meno per sprecare tempo alla Corte di Strasburgo con queste richieste pretestuose».

(fonte: The GuardianChristians’ discrimination case rejected by Human Rights Court” )

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