Giu 242013
 

Savio Warnakulasuriya, nato a Roma questo mese, dovrà aspettare 18 anni per avere la certezza di poter restare nel paese dove è venuto al mondo. Fino a quel momento, il suo diritto di rimanere in Italia sarà vincolato ai visti che permettono ai suoi genitori, dello Sri Lanka, di lavorare come impiegati domestici. I documenti devono essere rinnovati ogni due anni.

Ma Savio potrebbe essere beneficiato da una proposta del Ministro all’Integrazione Cécile Kyenge che consiste nel concedere il diritto di cittadinanza sin dalla nascita, un’idea che ha scioccato molti italiani e ha provocato una valanga di insulti razzisti contro la ministra, che è nera.

L’Italia è il Paese del Sud Europa che riceve più immigrati clandestini via mare. A migliaia sbarcano tutti gli anni con imbarcazioni precarie e stracariche, provenienti dal nord Africa. Alcuni partiti dell’opposizione, come la Lega Nord, si battono contro un ampliamento dei diritti degli immigrati, allegando le differenze culturali e gli alti tassi di criminalità. Kyenge, nata in Congo e prima persona di colore ad occupare un incarico ministeriale in Italia, ritiene che sia venuta l’ora di cambiare la politica della concessione della cittadinanza, per stimolare l’integrazione dei figli degli immigrati.

Per Fernando, padre di Savio, una nuova politica sarebbe positiva. “Prima danno la cittadinanza a nostro figlio, meglio è. Sono un po’ preoccupato, noi vogliamo che continui a vivere e a lavoare qui senza problemi”, ha detto alla Reuters.
La segretaria Erika Arribasplata, 34 anni, romana figlia di argentini, ricorda le difficoltà che dovette affrontare da bambina per integrarsi a scuola, non essendo cittadina italiana. “Mi ricordo, quando sono andata in gita scolastica in Regno Unito, che non sono potuta passare  per i controlli di frontiera col mio gruppo, dovevo prendere un percorso diverso, aspettare più a lungo ed essere sottoposta a maggiori controlli, è stato veramente sgradevole”, ha detto.
Ma la cosa peggiore è stato essere vincolata al visto dei mei genitori, e all’insicurezza che ne derivava, perché sono nata qui e non mi sentivo di far parte della loro cultura, ero costretta a restare bloccata a metà strada”, dice Arribasplata. A 18 anni ha chiesto la cittadinanza italiana e l’ha ottenuta, ma altri non hanno la stessa fortuna.

Il basso indice di fertilità italiano, 1,4 figli per donna, ha come conseguenza la necessità di immettere sangue giovane per mantenere la popolazione, sempre più vecchia.
Ma a causa dell’iter  burocratico che Kyenge vuole semplificare alcuni figli di immigrati nati in Italia possono vedersi rifiutare la cittadinanza al compimento dei 18 anni, per esempio per aver passato un periodo fuori dall’Italia durante l’infanzia.
“Parliamo di giovani che potrebbero essere i futuri leader di questo Paese, o che potrebbero finire in strada se improvvisamente, una volta compiuti 18 anni, scoprissero di essere diversi a causa di un intralcio burocratico”, ha dichiarato Kyenge ai giornalisti questa settimana. Sabato ha reso pubblico un piano per facilitare la richiesta di cittadinanza per i figli di immigrati che arrivano alla maggior età. La proposta fa parte di una serie di misure che il governo di Enrico Letta sta adottando per ridurre la burocrazia e far uscire l’economia dalla recessione. Kyenge ha detto che a breve  proporrà al Parlamento europeo un approccio comune per le regole di concessione della cittadinanza.

(fonte: Reuters)

 Leave a Reply

 

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Vai alla barra degli strumenti