Lug 302013
 

Fregoli

C’è da premettere una cosa sui problemi che paralizzano il Partito Democratico: che è fuorviante pensare che il nodo centrale stia nella scelta dell’elezione – con primarie o meno – del segretario del PD. Il punto dirimente è un altro ed è se decisione debba essere presa da un Congresso oppure da qualche centinaio di persone ovvero quelle che compongono l’attuale Assemblea Nazionale formata nel 2009.

Chi sposta l’attenzione da questo punto è uno sciocco o è in malafede. Ma c’è un altro male che percorre il PD: si chiama trasformismo, un male oscuro che ha sempre attraversato la politica italiana fin da poco dopo l’Unità nazionale e dal quale la sinistra non è stata certo immune. Nel PD di oggi abbiamo il trasformismo di Franceschini, ad esempio. Un candidato che nel 2009 corse per la segreteria del PD denunciando che la vocazione maggioratitaria del PD era messa in pericolo dal suo competiror Bersani. Il Franceschini del 2009 diceva cose diametralmente opposte a ciò che dice oggi.

Ma anche il trasformismo di Bersani e dei suoi accoliti. Bersani che per quattro anni di segreteria del PD non ha ritenuto opportuno cambiare le regole per l’elezione – attraverso primarie aperte – del segretario stesso. Oggi Bersani  sponsorizza caldamente l’idea che le modifiche siano fatte da Epifani – un segretraio pro-tempore – e da un’Assemblea che è stata formata – politicamente parlando – un’era geologica fa. Insomma da chi non rappresenta più la base del partito: iscritti ed elettori.

Cioè da coloro che si sono resi protagonisti della più cocente sconfitta che il centrosinistra in Italia abbia mai avuto. Quegli stessi che, con effetto domino, giustificano questo governo perchè altrimenti è caos; perchè non si sono vinte le elezioni per colpa del porcellum; e che la riforma Porcellum è colpa di Berlusconi. Sempre, trasformisticamente, colpa d’altri.

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