Lug 172013
 

The Guardian. July 15, 2013

Calderoli e la Kiéngé. Questo sopra è lo screen del The Guardian online e, come si vede, la cosa all’estero non è passata inosservata. All’italiano che legge i giornali internazionali la cosa può sembrare pura cronaca ma chi, inglese in questo caso, interagisce con italiani (per lavoro o per studio) e legge il suo giornale, si preoccupa. Evidentemente a Calderoli sfugge – si sa che per lui l’ombellico del mondo è Bergamo Alta – che per colpa di simili idiozie gli italiani all’estero – veneti, lombardi, piemontesi e friulani compresi, si badi – vedono crescere intorno a loro i pregiudizi, subire battute più o meno velate, trovare ostacoli nell’ottenere un lavoro e, di conseguenza, incontrare più difficoltà a interagire socialmente con la realtà che li circonda. Come se non bastassero i secolari pregiudizi legati alla mafia, all’indolenza, alla furbizia mediterranea che ci ha contraddistinto nel mondo adesso arriva il razzismo.

I Bunga Bunga party, Ruby la nipote di Mubarak, l’affaire All Iberian, Obama l’abbronzato sono stati i pessimi esempi che all’estero hanno devastato per tutti questi anni l’immagine dell’Italia. Ma che hanno danneggiato, soprattuto, gli italiani che all’estero ci vivono.

Un Primo Ministro che rimane pervicacemente al suo posto pur essendo indagato e processato, fa passare il concetto che il suo comportamento sia stato ritenuto accettabile e condiviso dalla maggioranza degli italiani. Lo stesso può dirsi per un rappresentante istituzionale quale Calderoli che non si dimette dopo aver pronunciato un insulto razzista a un ministro della Repubblica. Al machismo arcoriano adesso si aggiunge il razzismo. E così l’idea che il razzismo e la mancanza di serietà data dalle non-dimissioni di Calderoli siano parte della mentalità italiana, comincia a farsi strada agli occhi degli stranieri.

Nel mondo ci sono milioni d’italiani che non sono nè razzisti, nè puttanieri, nè furbi disonesti. E sono italiani che lavorano, studiano, fanno ricerca. Che vivono culturalmente integrati nel tessuto connettivo della società di cui, spesso, sono protagonisti. Milioni di Ambasciatori di un paese ripiegato su se stesso e patrigno per non aver offerto loro l’opportunità di esprimere le loro potenzialità. Italiani capaci di dimostrare inventiva e laboriosità. Ma soprattutto animati da alto senso etico e Onestà.

Milioni di Ambasciatori che sono stati sputtanati dal Calderoli di turno e da coloro che hanno permesso che egli rivestisse una carica istituzionale.

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