Schiavi nelle campagne italiane

 Posted by on 23 luglio 2013  Add comments
Lug 232013
 

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A un anno esatto dal lancio del progetto dal titolo “Gli invisibili delle campagne di raccolta”, la Flai Cgil redige un primo bilancio dell’attività di monitoraggio e assistenza per tutti quei lavoratori “spesso di origine straniera, impegnati nelle campagne di raccolta di prodotti ortofrutticoli nel nostro Paese”. Secondo le ultime stime a partire da maggio scorso sono almeno 30.000 quelli che operano in Puglia (di cui 21.000 nella sola provincia di Foggia) e circa 5.000 in Basilicata. Più contenuto il numero in Campania dove però diverse centinaia di immigrati lavorano nell’industria della trasformazione. In ogni caso, osserva la Flai Cgil in una nota, è difficile quantificare il numero esatto perché nessuno ha mai fatto un vero censimento e perché molte di queste persone sono “invisibili”, sconosciute alle autorità locali, all’Inps e al ministero del Lavoro. Si tratta, come detto, per lo più di lavoratori stranieri che come ogni anno raccoglieranno la gran parte delle circa 5,5 milioni di tonnellate di pomodori che si producono annualmente in Italia nella stagione che va da maggio a novembre.

Vengono dal Burkina Faso, dalla Sierra Leone, dalla Nigeria, dal Mali, dall’Uganda, dalla Romania, dalla Bulgaria e dalla Polonia e vivono nei ghetti, in edifici diroccati o direttamente sotto gli ulivi, spesso senza servizi igienici e solo con l’acqua non potabile di qualche vecchio pozzo. Di norma si spostano seguendo le attività stagionali di raccolta: dalle angurie a Nardò alla raccolta dei pomodori nella Capitanata; dalle olive e ortaggi in Salento alla raccolta delle patate e degli agrumi nel Siracusano; dalle pesche e ortaggi nel casertano agli agrumi nella piana di Gioia Tauro; dalla raccolta dei pomodori in Basilicata ai prodotti orticoli a Latina; dall’uva in Veneto alle mele in Trentino. Secondo il sindacato, il 95 per cento di questi lavoratori non ha un regolare contratto di lavoro e riceve una paga giornaliera al di fuori di ogni regola salariale. Mentre il 95,6 per cento, per poter lavorare, deve sottostare all’intermediazione illecita di manodopera da parte dei caporali che spesso sequestrano loro i documenti d’identità e agiscono per conto di organizzazioni criminali che controllano parte della filiera agroalimentare.

Il progetto “Gli invisibili delle campagne di raccolta” si concluderà a ottobre prossimo. Da un anno ormai la Flai (Federazione Lavoratori AgroIndustria), insieme alla Cgil e ai suoi servizi, raggiunge con camper attrezzati lavoratrici e lavoratori agricoli per portare loro assistenza con medici e avvocati, tutela fiscale e contrattuale, dando un supporto concreto per conoscere e far valere i loro diritti. Dopo essere passati da Nardò, scenario nel 2011 del primo sciopero dei lavoratori migranti, da Rosarno e ad ottobre in Trentino Alto Adige a Bolzano, sono tornati in queste settimane al Sud: in Sicilia (Siracusa e Ragusa) e in Campania (Salerno). Ultima tappa in Veneto, a Padova, ad autunno inoltrato.

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