Ago 032013
 

8x1000statale

Periodicamente si assiste all’aggiramento della norma che prevede che l’8×1000 sia utilizzato per interventi straordinari per fame nel mondo, calamità naturali, assistenza ai rifugiati e conservazione di beni culturali. Ogni volta che il governo deve far cassa e risparmiare, specie in un periodo di crisi come questo, prevede in finanziaria di attingere dall’8×1000 anche per finalità che non sono previste. Accadeva quindi che una quota non indifferente dell’8×1000 statale andasse a finanziare la sistemazioni di chiese (non sempre capolavori del patrimonio culturale).

Il governo di Mario Monti diversi mesi fa si era mosso per limitare l’utilizzo ‘allegro’ dell’Otto per Mille di pertinenza statale. Molti fondi sono andati per affrontare le calamità naturali e si è discusso dell’introduzione di criteri più rigidi da rispettare. Un’inversione di rotta rispetto agli anni scorsi, in cui ad esempio con l’8×1000 era stata finanziata persino la missione in Iraq.

Di recente il governo di Enrico Letta ha impiegato 35 milioni dell’Otto per Mille statale per sbloccare i pagamenti alle imprese che vantano crediti verso la pubblica amministrazione, quindi altri 10 per la copertura del “decreto del fare” e poi 20 milioni per gli incentivi e le agevolazioni per il risparmi energetico (ecobonus). Giulio Marcon, deputato Sel e fondatore della rete Sbilanciamoci, lancia l’allarme per il “saccheggio” dell’8×1000 statale, denunciando che i soldi vengono usati non per le finalità previste ma per “coprire i buchi di bilancio”, nonostante il Parlamento abbia approvato due mesi fa un regolamento che impegnava il governo a ripristinare i fondi e a non attingerne per altri scopi. Ma “sono bastate poche settimane ed il governo Letta è venuto meno ai suoi impegni”.

L’Otto per mille statale, se proprio deve esistere, va impiegato per le finalità previste dalla legge, senza aggiramenti: quindi né per missioni militari, né tantomeno per il costruzione e mantenimento di edifici di culto (considerando che la Chiesa già prende circa 1 miliardo di euro l’anno dall’8×1000, tra quote espresse e ripartizione dell’inespresso). La riduzione del debito è ovviamente un fatto positivo: se l’8×1000 riguardasse solo le scelte espresse, i fondi non ripartiti resterebbero comunque nella disponibilità della fiscalità generale. Per onestà intellettuale il governo Monti avrebbe dovuto dire esplicitamente che la destinazione dell’8×1000 statale sarebbe stata quella, e probabilmente avrebbe ottenuto ancora più firme. Alla luce di quanto sta accadendo, un adeguamento della legge sarebbe dunque doveroso. La prima occasione per farlo è la sottoscrizione del referendum che anche l’Uaar appoggia.

La nostra associazione, come già ribadito più volte, chiede l’abolizione completa del meccanismo dell’8×1000 e sensibilizza l’opinione pubblica con campagne di informazione. A nostro parere, le confessioni religiose dovrebbero finanziarsi facendo affidamento sui propri fedeli, non sulle casse dello Stato. Monti si è mosso nella giusta direzione, aumentando la quota per fronteggiare le calamità naturali: Letta è a sua volta chiamato a fare di più. Non è del resto una richiesta così impegnativa.

(fonte:Uaar)

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