ago 312013
 

La morte corre sul fiume (1955)

Con molto pessimismo qualche sera fa ti sei messo davanti alla televisione per vedere La morte corre sul fiume. Saranno state le ultime scelte sfortunate in merito a film da vedere, il tuo livello di attenzione che ultimamente è calato a pochi minuti o i gatti che rompevano le balle, ma la voglia di metterti davanti ad un film del ’55 era pressoché zero, abbassata ulteriormente dalla presenza di Robert Mitchum, attore di cui non è che hai proprio apprezzato moltissimo i film, come protagonista.

Ma hai deciso di vederlo ugualmente, poiché da qualche parte, anche se ancora ti chiedi dove e in che occasione, ne hai sentito/letto positivamente e di conseguenza te lo sei procurato lasciandolo marcire sul comodino per settimane.

E invece, La morte corre sul fiume si è rivelato una bella sorpresa, nonostante una seconda parte di secondo atto alquanto inutile e registrata tanto per allungare evidentemente il brodo e un delirio complessivo che accende la comunità in un tentativo di improvviso linciaggio finale.

Il film diretto dall’attore Charles Laughton (il Bounty, un biopic su Rembrandt, Notre Dame, Hitchcock e infine Gracco in Spartacus), l’unica regia della sua carriera, sorprende fin dalle prime battute, dove Robert Mitchum si rivela essere un prete che ormai da molto tempo ha abbandonato le vie ecclesiastiche per percorrere la carriera criminale, senza abbandonare gli abati talari, e la pellicola si presenta come una black comedy estemporanea in un periodo dominato dalle commedie zuccherose e rassicuranti post conflitto mondiale e crisi economica.

Un contadino, stanco di vedere i propri figli soffrire la fame, compie una rapina dal pesante bottino. Vistosi braccato nasconde il tutto con l’aiuto dei figli e si consegna alla polizia. E in carcere fa la conoscenza di Robert Mitchum, il quale passerà il resto del film a cercare di rintracciare i soldi.

Senza svelare ulteriormente la trama, l’altro elemento che colpisce della pellicola, visto l’anno di realizzazione, è l’alto livello di violenza e la spietata descrizione della morale della società, seppur edulcorate dal tono comedy e da scelte di regia: sgozzamenti, cadaveri galleggianti in acqua, ragazzine che si prostituiscono e donne che si sposano unicamente per giacere di nuovo con un uomo sono elementi alquanto stranianti, visto il periodo, che compaiono nel copione di James Agree, tratto dal racconto di Davis Grubb.

Eppure, finito il film, ti fai i complimenti. Finalmente sei tornato ad azzeccarci.

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