Set 102013
 

Ricorso

(la c. sta per contro: Silvio Berlusconi contro l’Italia)

Alla fine non è molto complicato capire: la legge Severino, approvata (pur con molte limitazioni rispetto al suo impianto originale) per garantire un Parlamento più pulito, non può che basarsi sul principio della retroattività. In caso contrario, visti i tempi della giustizia, i suoi effetti potranno manifestarsi solo fra anni.

La legge, come sappiamo, è stata approvata in via definitiva solo a gennaio. Se fosse applicabile solo da quella data in poi avremmo due risultati: che tutti i ladri e furfanti del passato potrebbero candidarsi e che tutti coloro che sono stati coinvolti nei recenti scandali  ne sarebbero immuni. Nel frattempo un procedimento partito solo a gennaio, tra indagini preliminari, udienza preliminare, processo, appello e Cassazione potrebbe arrivare a sentenza definitiva fra anni. E tutto questo lasso di tempo sarebbe coperto dall’immunità. Che sarebbe meglio chiamare impunità.

Salvare il pregiudicato Berlusconi significherebbe spalancare le porte del Parlamento ad altri pregiudicati: “batman” Fiorito, il tesoriere della Margherita Lusi, Belsito della Lega, a Nicola Cosentino, – li ricordate? – anche se fossero condannati in via definitiva potrebbero tranquillamente candidarsi una volta scontata la pena. Perché i fatti loro addebitati sono precedenti al gennaio 2013.

In tal caso domandiamoci chi dovrebbe fare ricorso alla Corte dei Diritti dell’Uomo: se Silvio Berlusconi o tutti gli italiani.

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