Ott 162013
 

La Chiesa si spogli delle sue ricchezze”. Così pare che Ella voglia dire, nel Suo prossimo discorso, che terrà nella città del frate dal quale ha voluto prendere il nome per il Suo pontificato. Detta in questi termini, appare un’affermazione semplice, perfino condivisibile; ma non è esattamente così. Quali sono infatti, le ricchezze della Chiesa? Ci si riferisce alla liquidità dello IOR o anche a tutti i capolavori dell’arte e della cultura che appartengono alla Curia o alle sue infinite emanazioni territoriali? Alle ostentazioni della Curia stessa o anche ai malcelati supporti imprenditoriali dell’ecclesia, siano essi editoriali, ricettivi o di refezione?

Noi impenitenti laici problemisti e critici diffidiamo delle affermazioni di larghissima massima e non riteniamo che una Chiesa debba necessariamente spogliarsi di tutto. Ci accontentiamo di molto di meno. Guardando al nostro cortiletto di casa, a quell’Italia che pure, lo riconoscerà, la Chiesa ha condizionato politicamente per secoli, ci accontenteremmo di due o tre decisioni di puro buonsenso e di impeccabile stile, che ci pare possano essere nelle Sue corde. Non le chiediamo ora di disdettare unilateralmente il Concordato, rinunciando di punto in bianco ai tanti privilegi che concede alla Chiesa Cattolica con i denari dei contribuenti, anche di quelli laici, dei fedeli di altre religioni, di quegli “anticlericali” tra i quali sorprendentemente, ma correttamente (non era forse anticlericale Gesù quando si scagliava contro i “sepolcri imbiancati”?), ha ritenuto di potersi, a tratti, annoverare. Chiediamo tre piccoli primi passi, per favorire un inizio di percorso comune tra credenti e non credenti che vada oltre le parole.

Rinunci a tutti gli introiti che alla Chiesa, a corretti termini di legge, ma contro ogni logica, provengono dal sistema dell’8 per mille attraverso il cosiddetto “inoptato”, ovvero come pura regalia dello Stato da un monte finanziario che nessun cittadino ha espressamente deciso di versare alla Sua Chiesa. Limiti la Chiesa Cattolica a ricevere il frutto delle sole opzioni espresse dei contribuenti. Chieda di scomputare dai versamenti annuali dello stato alla Chiesa un importo pari alle retribuzioni degli insegnanti di Religione nelle scuole di Stato, se proprio non vuole, per ragioni pastorali, portare coerentemente alle sue conseguenze la Sua recente affermazione contro il “proselitismo”. Chieda altresì di scomputare da quegli stessi versamenti le retribuzioni dei cappellani militari, recentemente parificati ai diversi gradi della carriera dei combattenti, con ulteriore crescita dell’onere per l’Erario. Promuova Ella sua sponte un censimento delle attività economicamente profittevoli di enti e istituzioni ecclesiastiche e dia una direttiva inderogabile in ordine al pagamento, su di esse, di ogni tassa e contributo, da quelle sugli immobili a quelle sul lavoro.

Non chiediamo nulla che non sia rettamente accettabile in termini di puro buon senso, senza rimettere in discussione fondamenti del rapporto tra Stato e Chiesa che pure noi, da sempre, riteniamo revocabili in dubbio, Concordato innanzitutto (ma chissà che un giorno non se ne possa laicamente discutere, con un Papa che mostra aperture non trascurabili al concetto di laicità). Chiediamo questo in maniera non provocatoria e senza secondi fini. Nell’auspicio di un confronto che non sia solo dialogico ma rimetta nei termini corretti delle responsabilità reciproche il rapporto tra laici e cattolici in Italia.

Fondazione Critica Liberale

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