Ott 292013
 

Libreria del Porcellino - Firenze

Molto più di semplici librerie. Quelle che da qualche anno a questa parte hanno chiuso sono pezzi di storia, già luoghi di ritrovo per molti intellettuali, punti di riferimento culturali. Come la Flaccovio a Palermo, dove Tomasi di Lampedusa andava tutte le mattine e dove passarono pure Sciascia e Renato Guttuso; o la libreria Guida a Napoli, che ha ospitato Ungaretti, Eco, Montanelli, Croce, Kerouak.

L’elenco delle librerie storiche che negli ultimi anni hanno chiuso è lungo, estenuante: Marzocco, Martelli, Le Monnier, la Libreria del Porcellino ed Edison a Firenze; a Venezia la libreria di Calle Vallaresso, a Milano la Libreria di Porta Romana, la Sherlockiana, a Roma la Croce, la Bibli, ReminderAmore&Pische; la Guida Merliani, De Simone, Marotta. Libri e Libri a Napoli, l’Agorà a Torino. Per non dire delle città minori, dove a chiudere sono state librerie storiche ma anche veri e propri baluardi dell’antiracket, come Tertulia, a Catania.

E in questi giorni si assiste ad una replica con variante, La Cité di Firenze potrebbe chiudere a dicembre, per l’iniziativa di alcuni cittadini contro le attività notturne del locale nel celebre Borgo San Frediano. Perché oggi una libreria non vive di soli libri, ci vuole la caffetteria, il wifi gratuito e La Citè offre molto di più: attività pomeridiane per i bambini, spazio a disposizione degli studenti, un luogo di ritrovo dove non ti senti il fiato sul collo se non consumi; e concerti, eventi culturali di vario genere tenevano in piedi le finanze del locale, finché non gli è stato proibito di tenere aperto il locale oltre le 23, per disturbo della quiete pubblica. Il locale che era stato frutto di un bando per il rilancio del borgo raccontato da Pratolini e che effettivamente ha fatto rinascere tutta la zona, rischia di chiudere.

Quali le cause. Ciò che che porta le librerie alla chiusura sono spesso motivi di diversa natura: anzitutto l’elevato costo dell’affitto dei locali, quasi sempre nel centro storico; nel caso di una tra le librerie più antiche d’Italia, la Bocca di Milano, la Giunta Pisapia aveva disposto la concessione a canone sostenibile fino al 2025, e aveva dimezzato il costo dell’affitto, ma non è bastato. La libreria si trova ancora in una situazione economica insostenibile e rischia di chiudere entro pochissimo.
Nella maggior parte dei casi, però, queste librerie sono lasciate sole dalle istituzioni: dichiarate locali storici, insignite di medaglie d’oro, nominate posti del cuore dal FAI, nessuno di questi fregi a garantire continuità alla loro attività.

Il problema dell’affitto riguarda pure l’eventualità che il contratto non venga rinnovato, come nel caso di Edison, la splendida libreria fiorentina che, pur andando benissimo, ha chiuso tempo fa, poiché un gruppo che fa capo a Feltrinelli non ha rinnovato il contratto d’affitto. Probabilmente lo stesso gruppo aprirà negli stessi locali Red – Read, Eat, Dream. Cos’è? Si tratta del nuovo format Feltrinelli, che oltre a proporre la vendita di libri, include un ristorante e un reparto dedicato a prodotti enogastronomici italiani. Le librerie sempre più come supermercati e sempre meno come luoghi di cultura e di pensiero. Certamente anche l’enogastronomia eccellente del nostro paese costituisce parte del patrimonio culturale, ma non implica il pensiero, non coinvolge le attività cerebrali come un libro o un convegno. Illuminante la frase che si può leggere sul sito di ISBN Edizioni, nella pagina che presenta le loro attività: “Oggi il libro compete non solo contro altri libri, ma soprattutto contro i quiz, i telefonini, le scarpe da ginnastica e ogni altra merce desiderabile”.

Si lamenta inoltre l’effetto della diffusione dei libri digitali e delle catene di distribuzione online ma, a nostro avviso, i cali delle vendite unito allo scarso appoggio delle istituzioni, nonché l’assecondare l’evidente mancanza di punti di riferimento culturali con iniziative mangerecce, sono solo la punta dell’iceberg del problema delle librerie in Italia. Il problema è di carattere culturale, andrebbe risolto in Parlamento, con delle adeguate riforme che riguardino la scuola, l’università e la ricerca, indegnamente rese oggetto di tagli dai precedenti governi e in ginocchio ancora oggi. In secondo luogo, dopo le riforme, la crisi della cultura italiana andrebbe combattuta nelle aule scolastiche e in quelle universitarie, dagli insegnanti.
Solo allora le librerie troveranno nuova linfa e potranno distinguersi dagli empori. Forse potrebbe addirituttura cambiare la classe dirigente che governa questo Paese.

(fonte: Diritto di Critica)

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