Ott 152013
 

A Victorian Prison

L’amnistia è di “sinistra”? E la legalità è di “destra?”

Amnistia, diamo qualche numero giusto per capire di cosa stiamo parlando. I detenuti in Italia al 31 ottobre 2012 (rapporto Antigone) erano 66.685 a fronte di una capacità recettiva regolamentare dei 206 penitenziari italiani di 46.795 posti.  Sempre secondo il rapporto Antigone “ben 26.804 detenuti, il 40,1%, non sconta una condanna definitiva ma è in carcere in custodia cautelare. Nonostante vi sia una decrescita rispetto al 2011, in base ai dati pubblicati dal Consiglio d’Europa nel marzo 2012 questa percentuale è del 23,7% in Francia, del 15,3% in Germania, del 19,3% in Spagna e del 15,3% in Inghilterra e Galles. La media dei paesi del Consiglio d’Europa è del 28,5% e questo dato rappresenta certamente l’anomalia maggiore del nostro sistema“.

Questa è la fotografia delle carceri italiane a un anno fa. Un drammatica realtà che rende  disumane le condizioni di vita dei detenuti e trasforma questi strutture – che dovrebbero riabilitare – in vere e proprie scuole di violenza e crimine.

A fronte di questa emergenza, la politica italiana risponde con la proposta – sollecitata dal Presidente della Repubblica – di un’ amnistia. L’ultima fu concessa nel  2006 e oggi la situazione è ritornata a essere quella di sette anni fa. Perchè l’aministia, da sola, agisce in maniera temporanea su una situazione contingente. Fra sette anni, senza strumenti strutturali, il dramma carcerario si ripresenterà tale e quale ad oggi.

Del resto dal 2006 non è stato fatto niente per risolvere “a monte” il problema. Parliamo di un serio piano di edilizia carceraria, della depenalizzazione di alcuni reati minori: solo quelli derivanti dalla legge Bossi-Fini (immigrazione clandestina) e dalla Fini-Giovanardi (uso di droghe leggere) incidono del 30% sulla popolazione carceraria. Parliamo di misure alternative per altri reati minori e della drastica riduzione della custodia cautelare attraverso una seria riforma del processo penale.

Se, quindi, la risposta sarà solo l’amnistia si avrà l’ennesimo provvedimento tampone “svuotacarceri” e si differirà un serio problema di diritti umani. In più verrà lanciato un ulteriore pessimo messaggio: che il rispetto delle regole in questo paese è possibile, ma non certo. Lo stesso messaggio che in passato è stato quello dei ripetuti condoni edilizi e degli scudi fiscali che hanno permesso che la devastazione del territotio e l’evasione fiscale diventassero problemi emergenziali.

Una comunità che si rispetti si fonda sul rispetto delle regole che si è data, e quando non c’è il rispetto di tali regole a farne le spese sarà sempre il cittadino più debole e onesto.

Ritornando quindi alle domande iniziali concludiamo ponendone una terza: è così inconciliabile per uno di sinistra prendersi a cuore il rispetto rigoroso della legalità e la difesa del cittadino più debole e agire, contemporaneamente, per rendere il sistema carcerario italiano rispettoso della dignità umana?

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