Rivoluzione Culturale

 Posted by on 11 ottobre 2013  Add comments
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Il Rapporto Isfol è lo studio sul grado di competenze alfabetiche nei vari paesi. I due grafici che pubblichiamo parlano da soli. L’Italia risulta essere il fanalino di coda. Siamo dunque un popolo di analfabeti funzionali.

“Analfabeti funzionali” significa che non importa quanto sappiamo tecnicamente leggere, scrivere e far di conto. Le competenze alfabetiche si acquisiscono quando siamo capaci di usare le informazioni che acquisiamo tramite i mezzi di cui disponiamo. In buona sostanza quando dimostriamo quale capacità abbiamo di “comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere con testi scritti per intervenire attivamente nella società, per raggiungere i propri obiettivi e per sviluppare le proprie conoscenze e potenzialità“.  Vista così non siamo solo ultimi: lo siamo in maniera drammatica.

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Non è un caso, quindi, che il nostro paese sia quello dove i diritti civili e sociali sono fermi al ‘900 mentre la società è profondamente cambiata e sono apparse nuove e diverse sensibilità. Non è casuale che da noi la competenza e la meritocrazia siano messe in secondo piano rispetto all’essere “figlio di” o “amico di”. Forse è per questo che, a differenza di tutte le democrazie consolidate, non siamo stati capaci di darci una ferrea regolamentazione che disciplini il rapporto fra proprietà dei mezzi d’informazione e acquisizione, tramite essi, del consenso politico. E non è un caso che la nostra azione – sia essa politica, economica, di lavoro, culturale – guardi solo all’oggi senza proiettarsi al dopodomani. Ed è il nostro analfabetismo funzionale che manda in malora il patrimonio artistico in un Paese in cui, sempre più spesso e ovunque si volga lo sguardo, tutto appare improvvisato e rabberciato ai limiti del cialtronesco.

Può essere solo un caso, infine, che in Italia l’assunzione della responsabilità sia un esercizio etico sconosciuto ai più? Che in Italia tutto avvenga per colpa di altri o a propria insaputa?
No, non è un caso, e sarebbe opportuno di ripartire da una meditazione sul Rapporto Isfol. Porre la crescita culturale del singolo individuo – e per conseguenza dell’intera collettività – come punto centrale per ogni azione di governo.

Certo risulta difficile pensare che la classe politica attuale possa farsi carico di questa emergenza culturale. Ma senza una vera e propria Rivoluzione Culturale non avremo futuro.

Tocca a noi averne consapevolezza, o sarà inutile tornare alle urne.

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