Rush, piacevole rivelazione

 Posted by on 5 ottobre 2013  Add comments
Ott 052013
 

La tua prima esperienza col binomio cinema-automobilismo sportivo risale al lontano 1990, quando quel Giorni di tuono con Tom Cruise, diretto dal compianto Tony Scott, ti esaltò al punto tale che arrivasti a comprare un videogioco di Nascar, tu che prima d’allora non sapevi nemmeno le Nascar e i prototipi cosa fossero ed eri cresciuto a pane e Formula 1.

Poi arrivò il 2001 e quel Driven tanto voluto da Sylvester Stallone, oltre a farti ringraziare Ecclestone per non aver concesso i diritti sulla F1 e aver costretto Silvestro ad orientarsi sull’Indycar, ti convinse che no, Hollywood e auto da corsa fuori da un’ovale, due strade separate; meglio. D’altronde quel film, talmente brutto da essere quasi bello, ti aveva avvisato quasi subito quella sera al multisala: ti ritrovasti a sorpresa un Silvestro non più doppiato d’Amendola. E dove vuoi andare senza una voce del genere? Mesi dopo avresti conosciuto la verità.

Dodici anni passano, il botteghino cinematografico ti propone una nuova pellicola e questa volta sulla Formula 1 (ahi, pensi), anni ’70 (computer grafica a fiumi, ahi), Lauda Vs. Hunt (mmm… e per di più conosci già tutta la storia, ahi), Ron Howard alla regia (molto dubbio), sceneggiatura di Peter Morgan, che non è che abbia proprio scritto film “leggeri” o basati sull’impatto emotivo come può essere la F1 (altro grande dubbio).

Un po’ convinto dal trailer, con la speranza di non esserti imbattuto in un ennesimo trailer fuffa, ma soprattutto dalle musiche di Hans Zimmer, vai comunque a fare il biglietto, non sapendo bene se ti imbatterai in un Howard da Codice Da Vinci (ahi, ahi) o da Fuoco assassino. Al tuo fianco la tua squinza (ahi, ahi, ahi) che te la farà pagare per ogni centimetro di pellicola. Lo sai.

E invece.

E invece Rush (titolo, ahi) scorre via che è una meraviglia. Nonostante una sceneggiatura che si limita semplicemente, o quasi, a raccontare i fatti, incipriandosi il naso fomentando un conflitto, in realtà non così viscerale, a colpi di “stronzo”,  l’ennesima figura idiota rifilata al popolo italiano (i due napoletani che in Trentino incontrano Lauda, scena comunque divertente) e una scelta narrativa che non si concentra molto sull’aspetto emozionale ed emotivo dei gran premi (come quel Giorni di tuono) Rush ti si trasforma in una piacevole rivelazione.

L’assenza, per te, di colpi di scena riesce a rimanere marginale, merito della scelta di focalizzarsi più sullo “scontro” che sull’atto sportivo. La pecca di avere due personaggi che non si evolvono, rimangono uguali dall’inizio alla fine, disturba ma in maniera limitata. Rush sembra quasi più voler essere un documentario che un racconto di finzione, ben confezionato, anche se canonicamente sbagliato (come d’altronde era Froxt Vs Nixon, proveniente dalle stesse quattro mani); la parte motoristica c’è ed arriva anche ad esaltare; qualcosa di cui puoi fare a meno, vero, ma che non ti fa pentire del biglietto speso e non ti annoia sulla poltrona (al contrario di Frost Vs Nixon). E di questi tempi è già molto. E la squinza si è pure divertita.

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