Nov 192013
 

Dopo la scissione del Pdl ridiventato Forza Italia e quella di Scelta Civica manovrata, a quanto pare, dal cardinale Ruini (toh chi si rivede, alla faccia del nuovo papa!), si profila all’orizzonte quella possibile, forse probabile, del Partito Democratico.

Non subito, s’intende, ma la quasi certa vittoria di Renzi su Cuperlo (il figlio della nomenklatura) alle primarie dell’otto dicembre, rischia di innescare un processo destabilizzante che, assieme al governo Letta, potrebbe travolgere anche il partito. Renzi ha già vinto nei congressi di circolo dove si presentava piuttosto debole, per la presenza ancora massiccia, fra i dirigenti provinciali e comunali, del fronte dalemiano-bersaniano. A dicembre giocherà su un terreno a lui molto più favorevole, dal momento che, assieme agli iscritti, voteranno anche i simpatizzanti e i potenziali elettori del Pd. Quanti? Questa è l’ultima incognita che fa ancora gravare qualche incertezza sul risultato, ma l’esito dovrebbe comunque essere scontato.

Non ho mai nascosto le mie perplessità sul programma di Renzi, che appare ancora alquanto generico, come si può vedere dalla mozione presentata al congresso. Ma il sindaco fiorentino, se paragonato al gruppo dirigente post-comunista che domina il partito dal 1994 (prima Pds, poi Ds, adesso Pd) e che ha collezionato, qualunque cosa dica in contrario D’Alema, soltanto molte sostanziali sconfitte e  qualche apparente vittoria, appare come l’unico in grado di scuotere il corpaccione inerte di un partito incapace di decidere. Lo giudicheremo poi dai fatti, ma intanto basta con le cariatidi degli eterni compromessi al ribasso. Non per nulla la reazione di D’Alema alla prima vittoria di Renzi è stata livida di rabbia impotente e il suo stato d’animo non è certo isolato nel partito.

Riuscirà il  PD a sopravvivere unito fino al 2015?

(“Non c’è due senza tre” da Fondazione Critica Liberale)

 

 Leave a Reply

 

Vai alla barra degli strumenti